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Ep.63 - Gitbar, gli ammutinati 🏴‍☠️

Episodio 63

Ep.63 - Gitbar, gli ammutinati 🏴‍☠️

Cosa succede quando gli utenti del gruppo telegram prendono il controllo del tuo podcast sulla programmazione preferito?Di tutto! Ma oggi si parla di vantaggi e svantaggi del remote e smart working.Alessio Biancalana, Carmine Di Monaco, Leonardo Rossi, Luca Rainone e Mattia Tommasone parlano e strap...

4 marzo 202101:11:35
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In Riproduzione

Ep.63 - Gitbar, gli ammutinati 🏴‍☠️

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Note dell'Episodio

Cosa succede quando gli utenti del gruppo telegram prendono il controllo del tuo podcast sulla programmazione preferito?Di tutto! Ma oggi si parla di vantaggi e svantaggi del remote e smart working.Alessio Biancalana, Carmine Di Monaco, Leonardo Rossi, Luca Rainone e Mattia Tommasone parlano e straparlano di strumenti, possibilità e occasioni per gli sviluppatori in remoto.## Ricordati di iscriverti al gruppo telegram:https://t.me/gitbar## Supportaci suhttps://www.buymeacoffee.com/gitbarAndre ci ha offerto 3🍻Luca ci ha offerto cinque 🍻## Link:"Remote" by Jason Fried, David Heinemeier Hansson: https://www.amazon.it/Remote-Required-David-Heinemeier-Hansson/dp/0091954673"It Doesn’t Have to Be Crazy at Work" di Jason Fried, David Heinemeier Hansson: https://www.amazon.it/Doesnt-Have-Be-Crazy-Work/dp/0008323445/GitLab's handbook to All-Remote: https://about.gitlab.com/company/culture/all-remote/guide/NestHub: https://store.google.com/it/product/google_nest_hubSony WH-1000XM4: https://www.sony.it/electronics/cuffie-archetto/wh-1000xm4Code With Me: https://www.jetbrains.com/help/idea/code-with-me.htmlAutonomous Standing Desk: https://www.autonomous.ai/standing-desks/smartdesk-2-home## Contatti@brainrepo su twitter o via mail a info@gitbar.it.## CreditiLe sigle sono state prodotte da MondoComputazionaleLe musiche da Blan Kytt - RSPNSweet Lullaby by Agnese ValmaggiaMonkeys Spinning Monkeys by Kevin MacLeod

Descrizione

BrainRepo è legato e imbavagliato nello scantinato del bar perché voleva fare l'ennesimo episodio sul PHP (e ci eravamo abbondantemente rotti). Così gli ammutinati di GitBar - Leonardo, Luca, Alessio, Mattia e Carmine - prendono il microfono per parlare di remote working. Dalle sitting ball agli standing desk, dai limiti fisici tra lavoro e vita alle gif nelle code review, discutiamo di come si lavora da casa senza impazzire e perché alcuni di noi lavorano sempre in piedi. Spoiler: il FOSDEM online non è la stessa cosa.

Takeaway

  • Settare confini è fondamentale: Non lavorare in pigiama, creare separazione fisica e temporale tra lavoro e vita, avere rituali per staccare (come le camminate)
  • Remote vs smart working: Si può fare smart working anche in ufficio e orario rigido da remoto. Il vero smart working ha flessibilità e autonomia
  • Comunicazione asincrona richiede attenzione: Le gif nelle PR aiutano, ma bisogna adattare lo stile comunicativo al contesto e alla cultura dell'interlocutore
  • Attrezzatura giusta fa la differenza: Standing desk, monitor esterni, luce naturale, cuffie con noise cancelling. Lavorare solo col portatile non è sostenibile
  • Il networking batte tutto: Gruppo Telegram, conferenze (quando esistevano), ex colleghi. Le community verticali sono più efficaci dei job board generalisti

Bold Opinion

  • Se l'azienda ti installa software di controllo per verificare la produttività, il problema non è il remote working ma la mancanza di fiducia. E comunque se vuoi cazzeggiare lo fai anche in ufficio
  • Le conferenze online non funzionano per il networking. Il FOSDEM virtuale perde completamente il senso: niente stand, niente birre a Bruxelles, niente incetta di magliette open source
  • Avere figli ti salva dal burnout del remote working perché ti obbliga a mettere confini chiari. Altrimenti rischi di lavorare sempre perché "tanto il computer è lì"
  • Il gruppo Telegram di GitBar è migliore di LinkedIn per trovare lavoro da remoto di qualità

Trascrizione

Bene e benvenuti su Gitbar! Se sentite la mia voce diversa dal solito, vuol dire che ci sentite bene e i vostri dispositivi audio funzionano alla perfezione.Il nostro affezionatissimo Brain Repo, infatti, oggi ci farà compagnia dallo scantinato del bar dove è legato e imbavagliato.Questo perché aveva intenzione di fare l'ennesimo podcast sul PHP e se seguite il gruppo Telegram di Gitbar vi sarete anche già resi conto che del PHP ci saremmo anche rotti abbondanti alle alle alle alle alle ed è proprio alle sue spalle che abbiamo deciso di ammutinarci e prendere possesso del bar ma noi chi? benvenuti su GIT BAR, il podcast dedicato al mondo dei full stack developer i mezzo artigiani, i mezzo artisti, che ogni giorno infilano le mani nel fango per creare nel modo più efficiente possibile quei prodotti digitali che quotidianamente usiamo.Eccoci qua, allora.Ciao a tutti dagli ammutinati di Gitbar.Facciamo una breve presentazione per capire chi siamo, quanti siamo.Io sono Leonardo Rossi, lavoro come software engineer in NearForm e lavoro da remoto dal 2015 circa, a parte piccole parentesi.perché dico lavoro da remoto? Perché oggi parliamo di lavorare da remoto.Quindi, passo la parola a un altro ammutinato.Luca, chi sei? Cosa fai? Ciao, io sono Luca, lavoro per Per, un'azienda che offre soluzioni innovative nel settore della comunicazione turistica in Alto Adige, Trentino e Tirolo.Lavoro in smart working dall'inizio della pandemia, dall'emergenza e niente avrò forse qualcosa da dire e passo invece io la parola a Alessio ciao e Alessio Biancalana senior software engineer a WoodSuite in odore di cambio e lavoro da remoto da parecchio tempo nel senso che ho sempre chiesto più remoto di quello che il mio datore di lavoro riusciva a darmi e alla fine con la pandemia finalmente lavoro da remoto 100%.Passo a Mattia? Certo, Mattia Tommasone, lead developer a una società che si chiama Brandon Group che abilita i brand a vendere la loro merce online.Sono un affezionato di Gitbar perché ho fatto ben due puntate, gli ascoltatori frequenti si ricorderanno di me perché sono quello che sia in una puntata che soprattutto nel gruppo Telegram sta addosso a tutti perché Kotlin è il linguaggio più bello del mondo.Lavoro da remoto interamente da un anno, da quando è iniziata la pandemia, ma in passato ho fatto per un anno ancora, anni fa, ho lavorato 100% remoto e ho fatto anche in passato, in passato più remoto ancora, tre giorni in ufficio e due giorni remoto.Quindi ho un ventaglio di esperienze variegato in merito.E a questo punto passo la parola a Carmine, che è l'ultimo degli ammutinati che ancora non ha parlato.Ciao a tutti, io sono Carmine Di Monaco e sono un senior full stack de velo per un'azienda di Firenze che si chiama FUPS e ci occupiamo di consulenza per le smart city.Io lavoro da remoto, full remote, da un annetto, diciamo, dall'inizio di tutta la pandemia.La mia azienda ha deciso qualche mese fa di non avere più una sede fisica e quindi ora siamo full remote distribuiti.Ho avuto esperienze di lavoro remoto prima di questa pandemia, diciamo, in delle precedenti aziende, anche per tempi piuttosto lunghi, perché diciamo io vivo a Firenze, ma non sono di Firenze.Nel periodo estivo o anche un po' quello natalizio, passava comunque un mese, se non anche di più, di lavoro da remoto a casa con la mia famiglia.Ho anche io qualche cosa da dire, forse un po' meno rispetto a voi che siete un po' più veterani dello smart work, ma spero di poter dare anche io il mio contributo.insomma ci siamo appena presi dei vecchi.Esatto, ma in realtà è comodo anche sapere da chi ha fatto adesso il cambio, forse percepisce di più la differenza tra lavorare in ufficio e lavorare da remoto e noi magari io da tanti anni non sento più quella sensazione.Luca aveva fatto un...aveva parlato di appunto lavorare in smart working, noi parlavamo di remote working, c'è da fare un un po' una differenza perché in realtà si può fare smart working anche lavorando in ufficio e si può fare orario di ufficio lavorando in remote working.Personalmente, posto che diciamo ufficialmente io lavoro per un'azienda extra per cui spesso i nostri team e i nostri clienti sono sparsi nel mondo quindi abbiamo anche, lavoriamo anche con clienti in fusi orari diversi.Generalmente ci diamo come orario classico 9 e 18 ma ognuno poi è libero di lavorare quando vuole purché poi ci siano gli avanzamenti sul progetto.Qual è la vostra situazione? Allora vado io per primo e vi racconto che la mia situazione in realtà è fondamentalmente una situazione assimilabile a quello che si può considerare smart working nel senso che è estremamente flessibile con orari e anche c'è un grosso grado di autonomia anche nel decidere che cosa fare.Nel senso che facciamo una specie di kanban in cui ci sono più liste di cose da fare e ogni membro del team è piuttosto libero di scegliere cosa prendere dalle liste.Non è interamente smart, diciamo, by the books, nel senso che non è interamente asincrono.Abbiamo un momento quotidiano di sync, che è, se vuoi, l'equivalente dello stand up di Agile, che adesso è una call su Meet, in cui ci aggiorniamo su chi sta facendo cosa.Però al di là di quella mezz'ora quotidiana, siamo interamente elastici in termini di orario.E questo probabilmente ci viene dal fatto che siamo, come il team di Leo, un team remoto dalla nascita, nel senso che su cinque sviluppatori più due non sviluppatori all'interno del team, due, che siamo io e il CTO, stanno a Milano, ma il resto sta a Roma.Quindi siamo abituati, un po' come Leo, a lavorare non nello stesso posto.e quindi questo ci ha aiutati a essere un po' più esperti di comunicazione asincrona.Allora, è complicato nel senso che io ho lavorato per la stessa azienda per quattro anni, in realtà per varie aziende da quando io il remoto ce l'ho proprio come crociata, e ho lavorato in quest'ultima azienda per quattro anni e in particolare in due team diversi.Il primo di me è stata un'esperienza un po' particolare perché quando è stato formato, il primo giorno io ero a casa da mio padre perché c'avamo un giorno a settimana di work from home aziendale, il mio collega che era l'altro software engineer con me era in ufficio e il nostro team leader e senior engineer, diciamo, era a Marsiglia.Quindi noi abbiamo iniziato un progetto nuovo in questa modalità e il nostro team leader ha detto "guardate ragazzi, siccome io sto a Marsiglia e a me l'azienda ha dato questa opportunità gigante di lavorare da dove voglio, io non vi romperò mai le scatole riguardo questo e sappiate che potete anche voi fare la stessa cosa per quanto mi riguarda.E quindi sono stato per un paio d'annetti così e ha funzionato molto bene effettivamente.Io personalmente non ho mai sentito la necessità di andare in ufficio.Tuttavia diciamo che coi colleghi poi ho avuto una grande affinità sia online sia poi quando altre volte sono andato in ufficio anche non nello stesso team, c'erano altre persone.E anche quando ho cambiato team abbiamo dovuto switchare da un approccio day by day totalmente office oriented, diciamo, a un approccio totalmente remoto.Abbiamo avuto i nostri momenti di problemi e di scazzo.Siamo stati molto aiutati dal fatto che avessimo persone che avevano lavorato in quest'altro team e quindi erano più senior, diciamo, sull'argomento remoto.In generale, comunque, noi usiamo tutti strumenti asincroni, tipo, momento Marchetta, tipo Slack, Gira, eccetera, eccetera, per pescarsi i task, scriversi, eccetera, quindi non è stato un grosso problema, però chiaramente c'è stato quel momento del stop all'inizio, perché comunque la pandemia ci ha forzato ad adottare questo paradigma, che però è continuato a essere un drive per noi, nel senso che poi l'azienda si è mossa adottando un committee per il lavoro distribuito.Passo il talking stick, scusa del pipone a Luca.Sì, noi per fortuna eravamo già un'azienda con orari molto molto molto flessibili e c'erano tante persone che lavoravano in part time orizzontale, alcuni in part time verticale, in alcuni casi addirittura alcune postazioni venivano condivise.Nella mia azienda non siamo tutti sviluppatori, c'è l'area content, l'area sales, l'area di videoproduzione e quant'altro, quindi comunque c'è stato già un bel lavoro alla base per gestire la comunicazione in questo senso, non proprio asincrona, però avevamo già a supporto parecchi strumenti per poter lavorare in queste condizioni.Poi con la pandemia, quando è successo il tutto, eravamo parzialmente preparati, grazie questo, però comunque abbiamo dovuto adattarci molto velocemente.Il grosso era più che altro tutto il team non sviluppatore che non aveva la possibilità già da prima di lavorare da casa e quindi abbiamo dovuto fare parecchio lavoro per consentire loro di lavorare da casa.A parte il periodo di lockdown duro, poi pian piano abbiamo cominciato a ritornare in azienda con tutte le misure possibili e immaginabili per la prevenzione del covid, tutte le misure anti covid.Da lì mi sono reso conto che comunque la vita in ufficio essere piacevole, poi a seconda del posto e dei colleghi che ti ritrovi, scambiare due chiacchiere con una persona che non sono i tuoi figli di 5 anni e 7 anni a volte non è male.Ecco scusa ma in quel caso, quindi nella tua azienda ci sono, c'è anche chi fa un lavoro che non è possibile fare da remoto? o avete dovuto scrivere del software per permettergli di lavorare da remoto? Perché immagino che un agente di commercio deve andare fisicamente da cliente e chiaro non può lavorare da remoto e quindi è costretto comunque a fare una vita simile.Non so se questo sarà il caso della vostra azienda.Sì, no.Per fortuna, bene o male, quasi tutto poteva essere fatto da remoto.Ovviamente c'erano dei problemi.si era comunque messo...l'azienda ovviamente non è nata per fare il remote working, quindi c'erano tutte delle misure di sicurezza che impedivano accessi da fuori e non avevamo una VPN per tutti, ce l'avevano soltanto quei due o tre persone che dovevano mantenere il sistema, però chi non lavorava da casa non ce l'aveva.Avevamo sì delle piattaforme di comunicazione, di videoconferenza e quant'altro, ma non per 25-26 persone contemporaneamente, avevamo le cose on premise, e quindi a un certo punto dovevamo adattarci per benino a scegliere strumenti e tecnologie più adatte allo scopo.Mi interessa sapere invece l'esperienza di Carmine perché voi avete fatto il passaggio da poco e siete passati proprio a full remote? Sì, allora diciamo l'esperienza è...diciamo allo stato attuale siamo full remote, siamo totalmente distribuiti.Io sono entrato in azienda giugno, quindi diciamo ho fatto il passaggio proprio nel del mezzo tra il primo e il secondo lockdown e quindi secondo me è stato interessante anche vedere come fare l'onboarding di una persona non stando fisicamente in ufficio.Io se non sbaglio sono stato il primo diciamo a ricevere questo tipo di onboarding Io inizialmente, diciamo, ero un po' scettico sulla cosa, perché alla fine l'onboard è una di quelle fasi che sono più delicate, no? Quindi magari se sei a stretto contatto con quella persona, anche, ora questa qui può sembrare una super frase fatta, ma anche, diciamo, nelle piccole cose, nelle ritualità dell'ufficio, tu riesci a far sentire che la persona parte della stessa squadra, dello stesso team.Quello che è successo è che il processo di onboarding è stato comunque abbastanza liscio, quindi diciamo, per le prime due o tre settimane è stato un onboarding totalmente da remoto.Poi ci cominciarono ad essere quelle piccole aperture, quindi uscirono le varie zone rossa, aranzone, gialla, o quel che era e quindi ci siamo cominciati a vedere anche, mi sembra, una volta sola alla settimana in ufficio.E quindi, diciamo, il mio onboarding è terminato in quella fase lì.Ci siamo visti in ufficio, ovviamente, con tutti i crismi di questo momento, quindi con la mascherina, con il distanziamento, con il registro presenze, con le maniche che vanno lavate ogni volta che ti muovi di qualche centimetro.Quindi, diciamo che l'atmosfera, secondo me in ufficio con le mascherine era sì un'atmosfera gradevole, però il fatto comunque di avere questa costante tensione anche nel doversi distanziare, nel dover comunque preservare la propria salute e quella degli altri colleghi, secondo me era qualche cosa che poi alla fine si è fatto, insomma, non era niente di che, però secondo me non contribuiva a rendere il clima disteso come se fossimo stati in una situazione normale.Quindi secondo me da questo punto di vista un remote working fatto bene, che poi alla fine è quello che stiamo facendo, insomma, indipendentemente dal fatto che si portino a compimento i vari, diciamo, gli obiettivi con le varie task.Anche il fatto comunque di avere una comunicazione che è costante, avere la possibilità di potersi scambiare una chiacchiera, una battuta, qualunque cosa, anche con Slack, per messaggio o con una call.Secondo me, anche stando a distanza, visto che comunque quella paura del virus, quella paura di fare qualcosa che non deve essere fatta, comunque contribuisce a rendere il clima più disteso rispetto a stare in ufficio con tutte quante le protezioni.Almeno questa qui, questo ovviamente è il mio punto di vista, è quello che sento io.È vero anche che l'azienda non era nata per essere un'azienda, diciamo, che fosse totalmente distribuita.Fortunatamente già c'erano in piedi alcuni meccanismi del tipo la VPN, le cose sul cloud.Diciamo, avevamo la necessità di stare in ufficio? No.Aviamo la possibilità di stare in ufficio.Quindi il passaggio dall'ufficio al remoto è stato secondo me un semplice cambiare le ritualità, insomma, perché alla fine magari prima ci si fermava al caffè a fare una chiacchiera, invece in questo momento ci sono dei momenti che sono prestabiliti per fare questa cosa qui.Noi, ad esempio, ogni giovedì sera facciamo questa call aperitivo, diciamo, una volta che è finito il lavoro, verso le sei, ed ed è un momento, diciamo, in cui si simula quell'aggregazione che ci sarebbe comunque magari in ufficio o dopo se si fa bere qualcosa tutti quanti insieme.Secondo me all'inizio si è fatto di necessità virtù e però secondo me ora, nel senso, ci sono tutti i supposti per poter continuare.Infatti tant'è che non abbiamo più una sede.Magari poi ci si ritorna dopo.Però una cosa che almeno a me ha aiutato tanto è fare tanto per il programming.che magari è una cosa che in ufficio non fai spesso, perché magari in ufficio la necessità di programmare insieme la sentirei di meno, perché se c'ho qualcosa che ti devo dire se ho un dubbio io posso comunque alzarmi, venire vicino alla tua scrivania e discutere della cosa.Il fatto di inserire nella ritualità della giornata lavorativa un momento in cui si programma insieme ad un'altra persona secondo me è una cosa che ha un grandissimo valore, dal punto di vista professionale, perché il vantaggio di programmare insieme è tutto quello che ne consegue.Ma anche dal punto di vista emotivo, secondo me, è qualcosa che aiuta tanto anche a non sentirsi soli o comunque sentirsi parte di qualcosa, ma non fino a un fondo.Mi sono spiegato malissimo, però insomma.No, no, anzi, secondo me hai...No, secondo me ti sei spiegato molto bene, infatti.è analizzato un punto ehm e tanto per chi ci ascolterà nel futuro qui siamo a marzo duemila ventuno ancora c'è il covid per cui tutti questi discorsi di mascherina che magari uno sente tra due anni diciamo ma che di cosa ragiono ehm no il fatto è che anche la compagnia deve essere pronta a fare il switch nel senso che eh è vero che uno una persona che lavora da remoto con un team remoto ha la il rischio cioè può sentire il rischio di non essersi non non sentirsi incluso non tanto nelle decisioni quanto proprio nel proprio team perché ci devono essere contatti via Slack ma possono anche non esserci visto che la comunicazione può essere asincrona.E anche l'azienda, come ha detto Carmine, organizzano questi aperitivi oppure noi in NearForm facciamo una, si chiama Remote Water Cooling, Water Cooler Nel senso, è come se ci fosse la boccia dell'acqua virtuale.Praticamente ti mettono in Slack, te entri e hanno quelle stanze, insomma, organizzano delle stanze one to one, te non sai chi avrai dall'altra parte e parli un quarto d'ora con una persona che potenzialmente non hai mai visto o non conosci, non ci hai mai lavorato insieme, e questo aiuta, diciamo, a conoscere un po' tutto il team.È chiaro, sono tutti tentativi, perché Nirform è un'azienda che ha una base in Irlanda abbastanza grossa, però la maggior parte del team è distribuito, per cui organizza tutte queste cose per far sentire la gente parte di Nirform.Non so se da voi ha qualche esperienza simile in una propria azienda.Noi avevamo dei random coffee che venivano fatti su...praticamente acchittando...c'era un'applicazione che ti metteva in Google Meet con un estraneo, praticamente.Non so come si chiamava, però si chiamava un random coffee.E in realtà, sì, cioè da noi c'è questo.non viene tanto fatto e noi potremmo migliorare riguardo questo perché i momenti di serendipità con i colleghi sono una cosa che effettivamente in remoto tante volte manca e noi non siamo mai riusciti a replicare la spontaneità di queste cose e quindi ti serve una specie di bot che ti buttano nelle chat con la gente.è un modo diverso di vivere l'ufficio virtuale che forse è necessario.Sì, diciamo, secondo me questa cosa qui aiuta anche a fare emergere l'introverso, perché nel senso magari poi ogni ufficio ha le varie persone tipo, magari c'è quella persona un po' più introversa che si apre magari solo con un determinato set di persone dell'ufficio, invece magari c'è la persona che cerca la chiacchiera e che cerca la compagnia in una cosa diversa.Questa è una cosa molto intelligente che proporrò, perché secondo me può essere utile.Insomma, noi non siamo tantissimi, siamo 11, se non erro, 11-12, e quindi riusciamo comunque a sentirci tutti perché siamo pochi, però se un'azienda è un po' più grande secondo me diventa una cosa molto simpatica, insomma.Al di là del fatto che comunque nel senso a me piacciono questi momenti qui, ma diciamo non mi piacciono e secondo me qui ci possiamo arrivare dopo quando questi momenti sono imposti ma non condivisi.Ad esempio, noi abbiamo condiviso il fatto di fare questa call aperitivo insieme, il fatto di fare dei pair programming insieme, il fatto di fare queste chiamate insieme.Ho esperienza di altri colleghi, altre persone che lavorano in aziende diverse, specialmente estere, che mi dicono che questi sono momenti che sono calati dall'alto e quindi magari si cerca di imporre qualcosa che non dico che le persone non vogliono, però magari nel senso se lo decide le char e non ti confronti con tutti quanti, probabilmente fai peggio, perché poi chiudi queste persone in questo spazio che dovrebbe essere protetto, ma invece diventa una cosa stressante dove devi necessariamente fare qualche cosa.Sì, io penso sia simile agli eventi o la stessa situazione fatta di persona.Cioè ti dicono "allora, c'è da fare il team building, si va a fare il paintball", però se te ti trovi male nel team e stai per venire via, comunque non ci vai volentieri, anche se te lo impongono.però questa cosa si riflette molto anche nel virtuale.Voi parlate in team di solo sviluppatori o anche di altri? Tendenzialmente, sì, sviluppatori, designer, front-end, insomma tutti informatici.Sì, sì, anch'io.Ma io no.Io ti direi 70/30, nel senso che le persone con cui interagisco quotidianamente sono per il 70% tecniche, ma ho anche molte interazioni con persone non tecniche, che fanno magari marketing o logistica o gestiscono gli ordini di uno store online, quindi non sono necessariamente tecniche.Secondo me, in questo caso, c'è un tema molto interessante di imparare, almeno di cercare di farlo.Secondo me la sfida più grossa del lavoro remoto è riuscire ad adattare un po' lo stile di comunicazione, non solo al contesto, ma anche tanto a come la persona con cui stai parlando capisce meglio quello che stai dicendo.È una cosa che esiste anche di persona, ovviamente, ma nel momento in cui hai più barriera nella comunicazione, perché c'è un po' più di attrito dato dal fatto che non siete fisicamente nella stessa stanza...- Manca il linguaggio non verbale.- Esatto, devi in qualche modo sopperire a questa cosa ed è verissimo quello che avete detto voi prima, che modi per sopperire alle mancanze che ci sono inevitabilmente, quando non hai le persone nella stessa stanza e che sono calati dall'alto, non funzionano.Però io ho avuto anche diverse discussioni in altri ambiti, parlando di remote working, come va, come non va, e in tanti mi dicono "sì, però è vero che devi far percepire la comunicazione non verbale, quindi dare un po' più di human touch, se vuoi, quello che scrivi e che dici in una call, però è vero anche, c'è chi lo dice almeno, che non devi necessariamente essere amico con le persone con cui lavori, quindi magari lasciar trasparire troppo della tua vita extra lavorativa può non essere utile.Io su questo onestamente non ho una posizione forte, sarei anche curioso di sapere il vostro punto di vista, perché ad esempio io sono un grosso appassionato di code review, un tema che mi piace tantissimo, e ho scoperto che il mio rapporto con il resto del team è molto migliorato quando abbiamo iniziato a metterci nei commenti delle pub request le gif animate, che non c'entrano tendenzialmente niente con quello di cui parliamo nel codice, però hanno effettivamente fatto una discreta differenza.Per cui se io vedo un pezzo di codice scritto molto bene, mi scrivo un commento e mi dice "ah, questo mi piace", è una cosa, se gli metto una gif animata per alta di Brooklyn Nine-Nine che dice "Noice" fa un altro effetto.Per cui vorrei sapere un po' da voi anche come vi vedete, come approcciate la comunicazione in modo diverso da remoto, perché secondo me quella è la grossa sfida.E a questo punto il talking stick io lo getto a Luca.Arbitrariamente.No, come detto, diciamo, non ho proprio questo problema perché comunque alterniamo tra remote e lavoro in ufficio, quindi se succede qualcosa comunque c'è il contatto umano, c'è il "andiamoci a prendere un caffè" e tutto si risolve.Anche se, comunque anche da poco, da quest'anno uno del team ha proprio fatto il Southworking, ha proposto e ottenuto il Southworking, quindi probabilmente sarà un problema che avrò e con la comunicazione bisogna lavorarci parecchio.parecchio.C'è però da dire che comunque con questa persona del team comunque ci lavoro da otto anni forse e quindi diciamo siamo già affiatati, non abbiamo bisogno di strumenti particolari.Abbiamo fatto Code Review, abbiamo fatto Pair Programming insieme, quindi siamo anche abbastanza abbastanza affiatati.Però sì, comunque io mi rendo conto che quando si parla o si chatta e non si è fisicamente nella stessa stanza bisogna stare attenti a ciò che si dice e a come l'altra persona può capire, può leggere quello che tu scrivi o quello che tu dici.Per adesso comunque non ho avuto grossi problemi, per fortuna.L: sì c'è anche un aspetto culturale, magari se qualcuno lavora con persone non italiane o comunque da altre parti, non sempre noi abbiamo magari un senso di numerismo particolare, non sempre le cose vengono prese e quindi devi un attimo… Partialmente ce l'abbiamo anche noi perché tra gruppo linguistico tedesco e gruppo italiano ci sono culture differenti.Quando sei on the edge, vicino al confine.Però all'interno del team siamo tutti italiani per fortuna.Per fortuna, insomma.Vedi, vedi, vedi, viene proprio fuori questa cosa.Comunque nel senso c'è una cosa che cambia anche da regione a regione.nel senso adesso io sono in Toscana che sono sei anni quasi però nel senso posso anche dirvi che l'umorismo campano con l'umorismo toscano è molto molto diverso anche io all'inizio dovevo diciamo all'inizio quando sono arrivato qui in Toscana avevo comunque diciamo uno slang o un senso di umorismo che 99 su 9 non veniva capito no perché magari io io sono molto autoironico ed è anche qualche cosa, magari, è un fatto anche culturale, nel senso.E non è una cosa che in tanti vedono con, diciamo, di buon occhio, insomma, almeno questa è la mia sensazione che ho avuto venendo qui.Quindi ho dovuto ritarare anche il mio senso dell'umorismo, insomma.però...Immagina scrivere "basta".Cioè, capito? È ancora più difficile.Hai giustamente tirato fuori questo problema.E infatti poi parlando solo in chat è ancora più difficile perché, non so, fai una battuta, nessuno ride.Non sai se qualcuno sta ridendo per conto suo e semplicemente non vuole mettere la faccina oppure se hai fatto proprio una figuraccia e hai detto una cosa sbagliata o fatto gesti che in alcune culture alcune culture non si devono fare.Diciamo però, dall'altra parte, è anche vero, insomma, metti caso, fai, di una, dici una cosa sbagliata, è chiaro che di là, ma vuole andare remoto anche di là, su un'altra cultura, dice, va bene, ha detto questo, forse non sa che da noi questa cosa è particolarmente offensiva.Sì, sì, sì, sì, no, io avevo questa cosa anche in, diciamo, in una, in una vecchia azienda dove magari avevamo diversi clienti non italiani, il senso dell'umorismo inglese è molto diverso da quello di nostro.Quindi più volte ho fatto delle figure di merda che non potevi immaginare.Anzi, e nemmeno scrivendo proprio in queste chiamate Skype.Era molto simpatica.come cosa? No tranquillo, noi abbiamo un portfolio, proprio una divisione grossa dell'azienda rumena e abbiamo gli italiani che siamo divisi tra Roma e Milano e poi altri tipo adesso abbiamo acquisito una compagnia belga mi sembra e tantissimi altri sanno dove è nata Woodstreet, in Canada.Io ho proprio degli aneddoti che non posso dire in trasmissione, cioè che finiscono veramente come le barzellette, quelle più becere, sull'interazione tra tutti questi popoli, un italiano, un rumeno e un canadese entrano in un bar.Ovviamente sul canale Telegram di Gitbar tutte queste cose verranno pubblicate, per cui vi invitiamo a entrare lì e prima o poi Alessio ci dirà.Ma più prima che poi.Ma già fatto i record scout.L'NDA finisce dove comincia la chat vocale di Gitbard.Esatto.Volevo...ora, visto, diciamo, il remote working si è diffuso molto per via della pandemia, molte persone sono dovute, molte aziende anche sono dovute adattare.Io ho sempre ricevuto da amici, colleghi comunque, che lavoravano in ufficio e mi chiedevano "Ma allora, come si fa? Cosa serve? Come ti trovi?" Insomma, i soliti discorsi, perché era una cosa un po' strana, diciamo, la maggior parte delle persone, almeno della mia piccola cerchia di amici, lavora in presenza.E quindi volevo un attimo focalizzarmi su chi magari vuole fare questo passaggio, quindi lavora in ufficio e vorrebbe cambiare, e cercare di elencare un po' quali sono i pregi e i difetti che personalmente sentiamo avendo fatto questo passaggio.E io, dalla mia, butto due spunti.Io lavoro da casa, non ho mai lavorato in un co-working.Ci ho provato per qualche periodo, però c'è troppo casino.Soprattutto il casino di persone che lavorano per conto loro, e quindi non è un casino organizzato come può esserci in ufficio.Secondo me è un ambiente buono per fare networking, ma non per lavorare.Quindi io per lo più lavoro da casa.Per cui io non ho spostamenti da fare.quindi al di là di andare nella zona dove lavoro, io questo lo trovo un gran vantaggio perché comunque hai zero tempo, non investi il tempo nel traffico, comunque a spostarsi.Voi lavorate, sì comunque lavorate là a casa, avete esperienze di aver lavorato, non so, co-working e vi siete trovati bene per qualche motivo? Ditemi voi.Secondo me, allora io una cosa insomma che noi anche come azienda stiamo cercando di fare, però purtroppo ogni volta che si vuole fare esce fuori un DPCM diverso, è quello insomma anche di riuscire a organizzare dei momenti facoltativi, diciamo, e che magari non coinvolgono tutti in un co-working.Quindi diciamo per avere dei momenti di aggregazione più che altro diciamo per la parte di pianificazione a lungo termine e per ritrovare anche magari, diciamo, quella convivialità, di farlo in un co-working.E io personalmente, insomma, quello che vorrei fare per il futuro prossimo è riuscire, insomma, a prendere, cioè, sostanzialmente prendere una schivania in un co-working.Qui a Firenze abbiamo lo Student Hotel, insomma, nel senso, vorrei andare lì.Ci ho fatto già qualche giornata in passato e secondo me quello dipende tanto anche dal tipo di persona che sei, o meglio, ci sono persone che preferiscono lavorare, vogliono lavorare magari in silenzio, la cui concentrazione deriva dal fatto che tu sei in silenzio e sei a riflettere su quella cosa.Io personalmente sono una persona a cui concentrazione deriva tanto dal caos, che è cento uno, quindi diciamo il fatto di lavorare con altre persone che magari stanno facendo tutt'altra cosa, chiasso, casino, è una cosa che mi stimola insomma.Io adesso sto lavorando da casa e secondo me un grande svantaggio insomma di questa cosa qui lo ha magari chi come me a una casa piccola, perché nel senso alla fine anche a livello mentale per riuscire a dividere quello che è il tempo del lavoro e del tempo dello svago è anche necessario avere una divisione degli ambienti che sia consola per questo.Ad esempio se io vado a lavorare a casa dei miei, che è più grande della casa dove sono in questo momento, ho il mio angolo in cui io posso fare quello che devo fare e quando voglio staccare, quando devo mangiare, quando devo fare qualunque cosa che non sia lavoro, mi posso spostare in un'altra parte della casa e qui dare anche un limite fisico a quello che sto facendo.In questo caso invece mi ritrovo sostanzialmente a dormire nella stessa stanza dove sto lavorando, dove sto registrando questo podcast.Quindi, diciamo, questa cosa qui secondo me non aiuta.Un po' la sto sopperendo facendo delle grandi camminate, insomma, per quello che si possono fare in questo periodo qui.Per riuscire, diciamo, ad avere quell'intervallo di tempo tra il lavoro e lo svago che è dato, diciamo, da quello che una volta era il vecchio commuting in ufficio.Ad esempio, quello che facevo era una volta che esco dall'ufficio, o magari quella mezz'oretta, quelle tre quarti d'ora, ho fatto anche un'oretta e mezza, a volte nei momenti più di follia, magari di treno, di autobus oppure di macchina, e quello era il cuscinetto temporale che mi serviva per poter spegnere la testa, diciamo, dal punto di vista lavorativo e entrare in una dimensione più rilassata.Poi comunque io personalmente sono una persona che se c'è il bug, che se non ho capito una cosa non ci dormo per tutta la notte, ma questa insomma è una cosa mia.Però secondo me avere degli ambienti diversi o comunque magari poter andare da un'altra parte per lavorare una volta ogni tanto è qualcosa che ti può effettivamente dare una mano.Io ricordo nel periodo del primo lockdown, aprile-marzo, che si poteva uscire ma non si sapeva, poteva uscire se facevi runner, mi sono comprato le scarpette, le cose insomma, perché volevo uscire, avevo questa voglia di libertà, poi non faccio un chilometro e mezza a piedi, nemmeno se mi inseguono.Però diciamo, cioè, secondo me, avere una divisione sia temporale sia fisica del lavoro è una cosa che può veramente migliorare la qualità della vita, insomma.Sia questo sia l'attrezzatura giusta per lavorare, ad esempio se dovessi lavorare solo con lo schermo del mio portatile, bellissimo schermo 2K, tutto tutto quello che vogliamo, ma 40 minuti dopo che ci sto lavorando, mi comincio a lacrimare gli occhi.Quindi, secondo me, ci sono tante persone, anche nel nostro settore, che stanno demonizzando il remote working perché si trova in una condizione subottimale per poterlo fare.Vuoi che sia per lo spazio, vuoi che sia per la strumentazione.Poi qui si può avere un enorme dibattito del tipo "ma è l'azienda che ti deve fornire la strumentazione giusta?" Oppure "no, sì, io non ho quella sedia fatta in quel modo lì, me la deve dare l'azienda, me la deve dare un po'".Insomma, poi qui si entra anche in quelle discussioni, secondo me, dove ognuno può dire la sua e non c'è una vera risposta.Specialmente secondo la nostra normativa che dice tutto e non dice niente, sostanzialmente.Qualcun altro ha esperienze di lavorare non da casa o problemi nel lavorare a casa, tipo che ha figli? Ma allora esatto, quello è un tema super interessante.Innanzitutto io credo che Fermi ne abbia centrato un punto fondamentale che è quello di settare dei confini.Nel senso che nei limiti del possibile, nei limiti degli spazi, è indispensabile avere chiaro almeno in testa.Se non si riesce a dichiararlo al resto del mondo o a renderlo evidente con dello spazio fisico, è importante avere chiaro in testa quando stai lavorando e quando non stai lavorando.La cosa più banale che puoi fare in questo senso è non lavorare in pigiama, assolutamente mai, o comunque non lavorare vestito da casa, ma vestirti per lavorare da casa come se stessi andando all'ufficio.Io questa cosa l'ho scoperta sulla mia pelle quando lavoravo, la prima volta che ho lavorato da remoto, anni fa, ero giovane, inesperto, avevo 25-26 anni e ho fatto il primo mese a lavorare in pigiama e allo fine del primo mese ero veramente in uno stato di abbruttimento oltre ogni permissibilità.infatti, secondo me serve farlo per capire poi quanto è brutto e quanto invece cambia, per cui non sconsigliamo di farlo, anzi fatelo! No, fatelo come esperienza formativa, come test, e anche avere degli spazi, diciamo, anche mentali, come diceva giustamente Carmine rispetto alla camminata, avere dei momenti in cui stai lontano da uno schermo è una cosa fondamentale.Mi ha letteralmente salvato la vita, soprattutto nell'ultimo anno, in cui comunque le attività sociali fuori di casa sono limitate, per obbi motivi tipo non posso giocare a calcio, che è una cosa che mi crea degli scompensi terribili.Però avere un'ora al giorno in cui riesco a camminare o a correre, anche io sono diventato un runner, ed è spesso e volentieri, ci sono giorni in cui è l'unica cosa che faccio senza uno schermo davanti, è assolutamente indispensabile.Per cui, anche lì, è importante settare questo confine.Leo, tu hai citato il problema e l'opportunità di avere dei figli.Diciamo che avere dei figli, in questo senso, è anche una risorsa gigante, nel senso che ti costringe a settarli quei confini lì, nel senso che hai una persona in casa che a un certo punto ha bisogno della tua attenzione e non puoi fisicamente lavorare.Quindi diciamo che nativamente ce l'hai, quel confine tra quando lavori e quando non lavori.Perché avere un figlio ti forza ad avere dei momenti in cui per forza non puoi lavorare.È vero anche che rende un pochino più difficile i momenti in cui invece vorresti lavorare.nel senso che mio figlio ha fatto quattro anni da poco e ci è voluto un periodo di tempo piuttosto lungo per fargli capire che quando sono davanti al computer non posso giocare con lui oppure se salta sul letto mentre io sono seduto lì di fianco e sto cercando di concentrarmi al terzo salto gli rispondo in maniera poco gentile oppure quando sono in call le prime volte che appare nell'angolo dello schermo i tuoi colleghi ti dicono "ah, che simpatico", la terza volta un po' meno.E quindi anche lì abbiamo dovuto imparare a settare dei confini.Io cerco di vedere il lato positivo della medaglia, dire che comunque avere un figlio ti aiuta a fare questa cosa in modo esplicito, nel senso che dover condividere questi confini con qualcun altro a cui devi spiegarli, anche in maniera molto estesa, verbalmente, ti aiuta molto ad averceli chiari in testa.Nel senso che quando facevo questa cosa senza avere un feed, davvero è facile dire o sentirti dire "Già che sei a casa fai una lavatrice", o "Già che sono a casa vado a fare la spesa", o "Già che sono a casa pulisco un attimo".e va a finire che in quel caso lì non hai più una separazione tra quando lavori e quando non lavori e la sensazione che hai è che stai lavorando sempre.Perché se non hai un momento in cui non lavori, non hai neanche un momento in cui stai solo lavorando.Sì, infatti è un po' il paradosso di dire "ok, lavoro da remoto, che bello, posso lavorare quando mi pare" e in realtà è "che brutto, posso lavorare quando mi pare" nel senso che se non stacchi dici "aspetta, aspettano, mangio una cosa e torno su perché devo per forza finirla.Invece no, noi funzioniamo bene nel momento in cui si smette di lavorare quando siamo stanchi, se c'è una cosa in mezzo e non muore nessuno bisogna sapere anche se abbiamo a portata di mano il computer e tutta la nostra postazione dobbiamo lasciarla lì e questo probabilmente non avendo figli ancora più difficile farlo perché devi essere padrone di se stesso ed è difficile se non sei disciplinato.Sì, e poi ti aggiungo anche che almeno nel mio caso rischia di diventare difficile perché io, come credo molti di noi, ho il problema che a me il mio lavoro piace.Quindi devo veramente, a volte devo forzarmi per smettere di farlo.Sì, sì, è vero.Ma io ho letto dopo...Guarda, faccio una battuta, Lu.Io, dopo una certa età, io ho ritenuto proprio che fosse impossibile smettere di farlo, cioè tu riesci a smettere di fare il tuo lavoro? Lo so che è da super burnout questa cosa, non trai disordome.LM: no, io non ci riesco.Infatti stavo dicendo quasi la stessa cosa, io soffro il mancato passaggio di ambiente proprio.Io posso anche smettere di lavorare per l'ufficio, però poi mi alzo dalla sedia, mi guardo intorno, "ok mi risiedo e prendo il computer personale e faccio le mie cose" però in quel caso non ho nemmeno il viaggio, quei dieci minuti di bicicletta a casa ufficio, non ho nemmeno quello proprio perché...Stiamo trasmettendo una serie di valori sbagliati, terribili, non li adottate voi che ci ascoltate per favore.Il modo migliore per una di queste cose è fa tipo Java 6 o PHP 5, così in modo che non ce l'hai proprio la voglia dopo.Dici, ho ancora voglia di fare PHP, no.E quindi non lo fa, insomma.Il problema di lavorare con delle tecnologie belle è che poi ti viene anche la voglia di utilizzare dopo.Comunque, scherzi a parte, questa cosa è vera, però almeno io riesco a distinguere le due cose.Nel senso, a me mi piace quello che faccio, ho la passione per quello che faccio e quindi se sto diciamo se sto programmando, sto facendo qualunque cosa del genere per mio piacere personale, non per lavorare, per me rientra comunque diciamo nella parte di svago insomma, che poi come abbiamo detto prima è importante andarsi a fare una passeggiata, dover anche staccare dallo schermo, però insomma il tutto e questo rientra poi nel discorso più grande del work-life balance.Se a me piace programmare, voglio far orientare anche, diciamo, nella parte life e non nella parte work, devo comunque essere libero di farlo, insomma.E secondo me, diciamo, il male del mondo del remote working sono quelle aziende che magari installano sul computer aziendale quel del preesario brutto, quello di spesso, con Windows 7, installano quei software per controllare, diciamo, la produttività, tra rigorette.Secondo me quella è una delle cose più brutte, come stare in gabbia, praticamente.Fortunatamente non ci sono mai passato.Sì, quello è un po' il sintomo del fatto che l'azienda non si fida e quindi o ti concede di remote working come se fosse un premio.Se l'azienda ha questo problema probabilmente non vai bene comunque per l'azienda perché se sa che lavori in ufficio non lavori a casa.Come? Se vuoi andare su Facebook, tanto siamo programmatori, se fai un tour nell'SSH su una WPS e vai su Facebook, uguale.Non è quello il problema.Tanto si vede alla fine quando il progetto non si consegna e puoi anche essere stato 20 ore al giorno in ufficio ma se non lavori non lavori.No, no, certo, sì sì sì.E secondo me questa qui è una cosa che non so se è solo sintomatica, diciamo, della nostra cultura del lavoro, no? Del tipo io, dato ore di lavoro, se non sono illuminato, tra tantissime virgolette, io ti concedo di lavorare e quindi io devo controllare che tu lavori e non c'è quella cosa tu stai lavorando per me e quindi io mi fido e conto sul tuo aiuto per raggiungere l'obiettivo.È giunta l'ora di ringraziare i nostri donatori.C'è Andre che ci incoraggia con tre birre, è un certo Luca con cinque dice "bel posto, ambiente pulito, servizio ottimo e birre di qualità.Le ultime parole di BrainRepo prima dell'imbavagliamento sono state rileggete i messaggi dei donatori della scorsa settimana che me lo sono scordato e quindi Dennis Pina ci dice che Gitmar merita e lo ringraziamo a nome di BrainRepo e ***** che dice "attenzione, questo podcast causa dipendenza, grazie per la qualità dei contenuti e degli ospiti".grazie a te, grazie a voi per le donazioni speriamo di berle queste birre perché insomma finché sono donazioni sono un po' io intanto me le bevo poi poi le recuperiamo esatto, perfetto allora passerei ad un altro argomento sempre riguardante il lavoro da remoto che è dov'è che si trova il lavoro da remoto? perché se una persona, uno sviluppatore vuole fare il passaggio, insomma, e cominciare a lavorare da casa, deve trovare sicuramente un'azienda che sia disposta a assumere da casa.Io vi metterò poi il link nelle note dell'episodio.Io utilizzo queste fonti, che sono RemoteOK, la parte Jobs di Stack Overflow, che è un motore di ricerca in cui selezionare proprio il remote, Un altro sito si chiama "We work remotely" e anche Hacker News che il primo giorno del mese mette due post su chi sta cercando lavoro, chi sta cercando lavoratori e spesso io il primo lavoro da remoto l'ho trovato lì, ho fatto una ricerca per remoto e mi guardavo solo chi assumeva da remoto.Spesso sono compagnie un po' più piccole perché le aziende, facendo sempre l'esempio, Nilform ha uno suo spazio Careers, dove mette le persone che sta cercando, tra l'altro stiamo assumendo quindi è andata a darci un'ottiata, per cui uno può anche dire "aspetta, a me piacerebbe lavorare per l'azienda X, andiamo a vedere se offre lavoro da remoto", perché quasi tutte le aziende hanno questa pagina.Ultimamente anche recruiter su LinkedIn, che prima erano molto più locali, adesso ovviamente perché le aziende si devono adattare, ti offrono posizioni remote.E se cercate lavoro nelle start up, AngelList è il posto dove cercare.È un altro tipo di lavoro perché spesso le start up dopo 2 o 3 mesi chiudono, però può essere un'esperienza.Voi avete qualche altro canale, esperienze da condividere? Allora, io sono un grande appassionato della ricerca di lavoro attraverso il networking, nel senso che tranne uno degli ultimi, quasi tutti i miei lavori li ho trovati facendo networking, quindi o tramite amici o ex colleghi, ma anche in buona parte a quella cosa che esisteva nel mondo precedente che erano le conferenze in meetup.Ah, le lavagne con scritto "me lo ricordo.Ma anche solo bevendo le birre nei corridoi delle conferenze, tantissimo.Quindi a questo punto mi tocca fare uno shameless plug e invitare tutti nel gruppo Telegram di Gitbar, perché secondo me quello è un posto, e i posti come quello in generale, sono posti molto fertili per trovare lavoro anche da remoto.Ovviamente mi aspetto che, proprio perché come ci siamo detti nel corso di di tutta questa chiacchierata.Il lavoro da remoto ormai è stato in grossa parte sdoganato.Questo rende anche molto più facile trovare lavoro da remoto, nel senso che comunque cercare lavoro locale hai un bacino di ricerca molto più ristretto che cercare lavoro in un'azienda che può stare dall'altra parte del mondo.Per cui io sono team networking.Voto anch'io per il gruppo Telegram.Andate al FOSDEM.Stavo per dire la stessa cosa, perché in realtà tra l'altro sul gruppo Telegram troverete tutti gli esponenti di questa puntata del podcast e se non ho capito male, tutte le nostre aziende assumono, quindi comunque...Tutte le aziende IT assumono.Sì, tra l'altro.E anche quelle non ID.È un mercato veramente, tornando al discorso di prima, non si può dire per tutti i settori, ma il settore nostro con la pandemia non è stato toccato più de tanto, facendo noi cose intangibili.Quindi io ho risolto il problema casa piccolina comprando un'altra casa e domani c'è il Rogido.Auguri! Sì, comunque questi eventi di persona...ecco, sulle conferenze online in realtà non ho visto la stessa cosa, nel senso che difficilmente ci sono degli spazi in cui chiacchierare.Poi non c'è quel...non lo so...non ci sono quei corridoi, non c'è la lavagna dove ci sono i job posting anche perché i job posting poi alla fine sono gli stessi che trovi da una parte dall'altra quindi è difficile.Nelle conferenze proprio vedevi una persona magari l'avevi vista sul palco dice però parla bene, ha delle idee interessanti, proviamo a raggiungerla.C'era tutto questo fermento.Ora bisogna andare su questi tipi di community che devono essere secondo me non troppo grandi perché poi se diventano troppo grandi sono troppo generalisti invece il canale telegram di itbar confermo che può essere un posto per trovare persone di qualità.Assolutamente.Io l'ho visto quest'anno con il FOSDEM, io ci sono stato l'anno scorso e anche due anni fa, e quest'anno l'hanno fatto tutto quanto online.Il bello del FOSDEM oltre a Bruxelles con la birra che non costa niente...Scusi, cos'è il FOSDEM per chi non lo sapesse, tipo me? Ok, il FOSDEM è la più grande conferenza dell'open source che si fa ogni anno a Bruxelles, all'Università di Bruxelles.Praticamente il bello del FOSDEM sono gli interi patrignoni dell'Università che sono dedicati agli stand dei vari progetti open.E lì è un bellissimo ambiente perché puoi andare, oltre a informarti, insomma, sullo stand, andare a fare incetta a dei siri, magliette, ogni volta che andavo al Fosd, avevo questa baligia che era solo per queste cose qui.Diciamo, era bello perché potevi confrontarti sia magari con gli sviluppatori, con i maintainer dei tool che utilizzi tutti i giorni, ed è veramente una figata pazzesca.In più, hai la possibilità di trovare tantissime aziende che stanno cercando personale.Io quest'anno ho seguito il FOSDEM, hanno fatto sostanzialmente dei webinar.Il FOSDEM è stato tradotto a stanze, ci sono le varie stanze dell'università che sono divise per track e non è stata la stessa cosa, anche perché non c'era quell'interazione tra i partecipanti.E in più, secondo me questa è una cosa da tenere in considerazione, il fatto di andare magari nella chat room pubblica di quello stand, di quell'azienda, ed esporsi pubblicamente dicendo con il proprio nome, con il proprio nickname "io sto cercando lavoro", è una cosa che non tutti sono disposti a fare, insomma.Per inciso, io sono stato cazziato nella chat di una conferenza italiana, perché ho fatto esattamente questa cosa che hai detto tu, solo che in realtà c'erano gli sponsor della conferenza che avevano il loro spazio per i job posting, quindi sono stato anche giustamente cazziato dallo staff della conferenza, che mi hanno detto "guarda, noi abbiamo gli sponsor che pagano per avere il loro spazio per i job posting, non è troppo cortese nei loro confronti se tu arrivi nella chat della conferenza.I job posting erano quelli di loro, di quell'azienda? Cioè praticamente solo loro postavano i job posting? Sì, diciamo che ufficialmente sui canali pubblici sì.Poi se fai networking con delle persone e viene fuori che stai assumendo è concesso.Ma spammare pubblicamente il fatto che tu stai assumendo quando c'è della gente che paga per avere uno spazio in cui farlo, in effetti, diciamo che mi sono preso la cazziata e me la sono messa in tasca.Ok, "ask for forgiveness rather than permission".Esatto, sì sì sì.Bello.Altre esperienze o fonti? Qualcuna qualcosa? Io votavo il gruppo Telegram di Gitbar anche perché...Ormai quello è diventato, no? Ma è vero perché ne avrò viste passare 4-5 di richieste disperate di sviluppatori anche da remoto.Per cui sì.Eh sì, che comunque uno si espone magari che è stato intervistato da BrainRepo, quindi qualcuno che vuole parlare con Carmen dice "aspetta, vado nel gruppo di Gitbar e so che ci sono persone di questo tipo e provo a assumere carni.Ma banalmente, a voi che ascoltate, venite sul gruppo Telegram perché una cosa che non abbiamo fatto in tempo a toccare e che non faremo in tempo perché siamo già oltre l'ora è il tema della sindrome dell'impostore che c'hai quando lavori da remoto.Siccome noi lavoriamo tutti quanti da remoto possiamo tranquillizzarvi quindi se ci volete usare come sportello amico siete i benvenuti.Poi la conferenza e il gruppo secondo me sono interessanti e fanno una grande esclamatura delle persone nel senso se una persona è interessata a quella conferenza a quel gruppo a quella cosa è già un grosso segnale per l'azienda che è una persona che, diciamo, non ve lo dire a passione, perché quello è tutto un altro discorso, però diciamo che si interessa a quella cosa lì ed è già un grande segnale per l'azienda, piuttosto magari ricevere una candidatura da un'altra fonte.110 anni di fondo d'accordo.Esatto, esatto.Paese dei Balocchi.Esatto, comunque abbiamo chiuso un cantina, ma ci piace mantenere le tradizioni.Passiamo al Paese dei Balocchi.Riconducono il Paese dei Balocchi.Ah, il Paese dei Balocchi.Porto una cosa che ho preso da poco, che è lo standing desk dell'Autonomous.A me ha cambiato il modo di lavorare, io lavoro sempre in piedi adesso, non mi seguo mai, se non appunto se mi devo riposare, ma ho il divanetto qua dietro, non lavoro mai da seduto.Io sto benissimo, lo consiglio a tutti.Provatelo, perché tanto è regolabile, potete anche starci seduti, prima, io ho nascosto la poltrona, non la uso più.Ve lo consiglio caldamente.Io consiglio una sitting ball, perché sono sedie che ti costringono a stare dritto con la schiena, se studiate è a posto ovviamente.Sono comode perché risparmiano spazio, quindi se non hai grossi spazi si infilano tranquillamente sotto la scrivania e non hai di questi problemi.poi un altro tool che abbiamo usato, meno tangibile ma molto molto molto utile è il code with me della JetBrains che è un plugin dell'intelligia idea con cui fare programming o code review con i colleghi in remoto quella è stata davvero un bello oggettino che abbiamo usato io invece ho avuto grossa soddisfazione, non me l'aspettavo, ce l'avevo L'ho comprato per altri motivi, perché mi piaceva, ma ho un Nest Hub, che è il Google Home con lo schermo, fondamentalmente, ed è uno strumento fondamentale e indispensabile per le call, nel senso che sicuramente saprete anche voi che lo spazio su schermo non è mai abbastanza.Quindi io ho il monitor del Mac, un secondo monitor, uso spesso la televisione, ci tengo sopra il monitor delle build.avere un altro schermo con una telecamera onestissima, un buon microfono e tutto sommato piccolo che sta bene lì nell'angolino su cui fare le call è veramente veramente la svolta, io mai più senza.E tra l'altro è una cosa che si riesce a fare molto bene, so che anche dei miei colleghi la fanno usando l'iPad o usando un tablet, funziona molto bene è usare diciamo uno schermo piccolo per le call perché ti permette di dare l'attenzione giusta alle persone con cui stai parlando ma anche di avere per esempio sotto occhio qualcos'altro se state vedendo un documento assieme o se state facendo programmi magari.Quindi io sono team schermo piccolo per le call.Interessante, lo proverò.Non in estab ma voglio provare lo schermo piccolo per le call.Io invece porto una cosa, diciamo, da comprare e una cosa da togliere, o meglio, da comprare.Io mi sto trovando benissimo con le Sony, le VH-1000X4, che credo si chiamano così, comunque sono l'ultimo modello delle cuffie Sony con la cancellazione del rumore, e sono qualcosa che ti cambia davvero la vita.Hanno un microfono pessimo, nel senso, se ci dovete parlare è come parlare in questo tubo di carta ad un metro e mezzo da un microfono, però diciamo per stare tranquilli è il massimo.E poi togliete le tende dalla stanza, lavorate con la luce del sole.Stare, diciamo, di solito in ufficio si sta con le plafoniere ISO 9000 e non so cosa, lavorate con la luce del sole, togliete le tende, aprite le tende, fate qualunque cosa, ma quello a livello emotivo, a livello diciamo di produttività è il massimo.Cioè arrivare anche al punto in cui, magari con le giornate che si allungano un po', avere la propria giornata lavorativa che è scandita più o meno dal sole, è qualcosa che aiuta tantissimo e vi aiuta anche a dare un limite fisico alla fine del vostro lavoro.Questa è una vera bomba, sono 100.000% d'accordo.Alessio? Anch'io sono del partito standing desk a causa della mia ragazza Agnese che me l'ha regalata tipo un anno e passa fa e è stata una bomba, due anni fa forse sì, è stato veramente amore a prima vista, è quella dell'Ikea con la manovella, per ora non sento di aver bisogno non ho bisogno d'altro, però sicuramente è veramente mai più senza.E poi in realtà volevo dare il via a una carrellata di libri perché vedo che nei nostri pezzi di carta condivisi, i nostri pizzini da mafiosi, abbiamo un bel po' di materiale cartaceo non letterario e io ho messo il "Land Book" di GitLab per il remote working, perché è la prima risorsa, me ne ero già imbattuto in questa risorsa in passato, e è stata la risorsa che mi ha assolutamente aiutato, che ho consigliato io al mio team leader quando lui stava a Marsiglia, e noi a Roma, è stata la risorsa che ci ha permesso di adottare da subito pratiche remote first senza inciampare.e grazie a questo abbiamo costruito un team super performante da subito senza cazzate, veramente.Quindi big props.E vai.Chi altro? Abbiamo finito con i balocchi, giusto? Sì, si vede che siamo dei novizi del mondo del podcasting.Allora, però se l'abbiamo portata a casa? Sì, sì, sì.L'abbiamo portata a casa, giusto? Per citare Boris abbiamo fatto il minutaggio della giornata, quindi possiamo essere assolutamente soddisfatti.E purtroppo non possiamo continuare le citazioni di Boris perché è troppo scurrili per il pubblico, altrimenti Brain Repo potrebbe arrabbiarsi, anche se in cantina può arrabbiarsi quanto si pare, non ci interessa.Ragazzi, cosa dire, per me è stata una bella esperienza, è venuta fuori una bella puntata secondo me, piena di spunti.Io ho preso un sacco di appunti grazie a voi.Esatto, esatto, è stata più formidabile per me che spero anche per altri, insomma, che lo sia allo stesso modo.Allora ringraziamo tutti, ricordiamo, perché comunque anche questa fa parte della routine, ricordiamo i contatti, quindi non schippate, ricordiamo i contatti.Abbiamo un canale Telegram mi pare, giusto? Sì, mi sembra abbiamo nominato il canale.- No, non si tratta di me, ma di un po' di volte! - Allora, cercate Gitpars su Telegram e ci troverete lì.Se volete parlare con BrainRepo, lo trovate @brainrepo su Twitter, via mail è info@gitpars.it e noi vedrete chi siamo, siamo nel canale, venite a salutarci, a insultarci, noi siamo lì, siamo pronti a tutto.Detto questo, grazie, vi lascio i saluti degli altri.grazie mille a voi è stato bello autogestire il bar insieme a voi è vero è bellissimo grazie a tutti ma adesso lo andiamo a liberare Brain Repo oppure...vediamo facciamo una birra e decidiamo non lo so non sono convinti vediamo ciao a tutti a presto ciao a tutti grazie ciao ciao ciao ciao ciao ciao Git Bar il circolo dei full stack developer una volta a settimana ci troviamo davanti due birre e compre il repo, parliamo di linguaggi e tecniche di sviluppo web, di metodologie e degli strumenti mancabili nella cassetta delle attrezzi dei Full Stack Dev.[Musica]