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Ep.45 - Smart working, home working o telelavoro con Marco Risi (Everli)

Episodio 45

Ep.45 - Smart working, home working o telelavoro con Marco Risi (Everli)

Smart working, telelavoro, home working sono tutti termini che sono entrati nel linguaggio comune di tutti ma non sempre li si tratta con il dovuto rispetto, ognuno di questi termini ha un suo significato preciso. Partendo da questo punto abbiamo parlato con Marco Risi CTO di Everli conosciuto anche...

5 novembre 202001:21:46
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Ep.45 - Smart working, home working o telelavoro con Marco Risi (Everli)

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Note dell'Episodio

Smart working, telelavoro, home working sono tutti termini che sono entrati nel linguaggio comune di tutti ma non sempre li si tratta con il dovuto rispetto, ognuno di questi termini ha un suo significato preciso. Partendo da questo punto abbiamo parlato con Marco Risi CTO di Everli conosciuto anche come Supermercato24, insieme abbiamo analizzato la dimensione fisica, tecnologica e comportamentale dello smartworking. Abbiamo parlato di tool, slack, confluence e miro senza però dimenticare l'effetto del remoto sull'onboarding e sul recruiting di figure junior e senior.Ricordati di iscriverti al gruppo telegram:https://t.me/gitbar## Links- https://twitter.com/marcorisi87- https://www.linkedin.com/in/marco-risi-4b85023b- https://github.com/marcorisi- https://it.everli.com/it- https://www.amazon.it/Smarter-Working-Manifesto-Guy-Clapperton/dp/1908693177- https://www.amazon.it/What-You-Do-Who-Are-ebook/dp/B07NVN4QCM- https://basecamp.com/- https://basecamp.com/books/remote- https://basecamp.com/books/calm- https://about.gitlab.com/company/culture/all-remote/guide/## Contatti@brainrepo su twitter o via mail a info@gitbar.it.## CreditiLe sigle sono state prodotte da MondoComputazionaleLe musiche da Blan Kytt - RSPN e Broke For Free - Something Elated

Descrizione

Ci siamo fatti una lunga chiacchierata con Marco Risi, CTO di Everly (il marketplace della spesa ex Supermercato24), che in sei anni ha visto l'azienda passare da 5 a 200 persone con un team tech di 42 sviluppatori distribuiti. Abbiamo parlato di smart working, remote working, comunicazione asincrona e delle soft skills fondamentali per lavorare distribuiti: communication, ownership e seniority intesa come maturità.

Takeaway

  • Smart working vs Remote working: Smart working è lavoro per obiettivi con flessibilità, remote working è spostare l'ufficio a casa. Quello che facciamo ora è home working forzato
  • Bricks, Bytes, Behaviour: I tre pilastri dello smart working secondo The Smarter Working Manifesto - spazio fisico dedicato, strumenti tech (Slack, Meet, GitHub, Confluence) e comportamenti corretti
  • Over communicate e communicate better: Non solo comunicare di più ma comunicare meglio, in modo pubblico e accessibile, per evitare silos informativi
  • Se uno è remoto, tutti si comportano come remoti: Webcam accesa, microfono mutato quando non si parla, tutti con le cuffie per rendere equa l'esperienza
  • Hiring remote amplifica x7 le candidature: Aprirsi al remote working ha moltiplicato per 7 il bacino di candidati, ma serve screening su communication, ownership e seniority

Bold Opinion

  • Il remote working non è per tutti: c'è un 2-3% di developer che dopo averlo provato non lo vuole più perché si "abbruttisce" (no barba, no doccia, isolamento sociale)
  • La sfida più grande del CTO non è tecnologica ma umana: crescita del team, retention, motivazione e gestione delle persone sono più difficili dei problemi tecnici
  • Lead by example: la cultura aziendale non è quella scritta in calce alle email ma "what you do is who you are" - i comportamenti contano più delle parole

Trascrizione

Benvenuti su Gitbar, il podcast dedicato al mondo dei full stack developer, i mezzo artigiani, i mezzo artisti che ogni giorno infilano le mani nel fango per creare nel modo più efficiente possibile quei prodotti digitali che quotidianamente usiamo.Bene e benvenuti su Gitbar.un altro giorno, un'altra settimana e un altro episodio qua nel bar degli sviluppatori e come per la settimana scorsa io non sono solo come un super ospite ma prima di annunciarvelo naturalmente come ben sapete come ormai è diventata consuetudine da ben 44 settimane il mio ruolo è quello di ricordarvi i nostri contatti potete scrivermi a info@gitbar.it .it o a et di itbar non dimenticate che abbiamo un gruppo telegram gruppo telegram che diventa sempre più numeroso e sempre più attivo dove quotidianamente ci confrontiamo su argomenti diversi quindi se non l'avete ancora fatto iscrivetevi ma bando alle cianci ci prendiamo giusto un secondo e poi vi presento l'ospite di oggi Eccoci qua eccoci qua l'ospite di oggi si chiama Marco Risi è il CTO di Everly che probabilmente conoscete come supermercato 24 in realtà con l'apertura al mercato internazionale ha cambiato nome ma è comunque anzi è sempre di più una realtà interessante e di Everly abbiamo appunto Marco.Ciao Marco, benvenuto su Gitbar.Ciao Mauro, grazie per l'accoglienza calorosa.Come va? Va abbastanza bene, viviamo un periodo abbastanza incerto, però siamo tutti fiduciosi e dobbiamo guardare con ottimismo al futuro.Anche perché grosse alternative non ce n'è, quindi...Grosse alternative non ce ne abbiamo, assolutamente.Dimmi Marco, dovendo descrivere Marco Risi oggi, quindi Marco Risi che si guarda allo specchio e prova a raccontarsi.Chi è Marco Risi naturalmente dal punto di vista professionale? Ma questa è una bella domanda, a volte me lo chiedo anch'io, mi faccio diciamo delle analisi di coscienza e provo a rispondermi perché mi rendo conto che chi sono io negli ultimi anni, insomma la risposta a questa domanda è cambiata tanto negli ultimi anni.Perché ti racconto un po' di me brevemente.Allora io, vabbè, ho un background tecnico.Mi sono laureato in ingegneria informatica quasi dieci anni fa e poi, una volta entrato nel mondo del lavoro, ho sempre lavorato come full stack developer in aziende piccoline o startup.E poi, quasi sei anni fa, mi è capitata questa straordinaria occasione, direi, cioè entrare a far parte del team di Ora Everly all'ora Supermercato24.Quindi non sono un founder di questa realtà, ma mi sento tale, perché quando sono entrato a gennaio del 2015 ero il primo full stack developer dell'azienda, avevamo un team di 5 persone e all'inizio quindi mi sono dovuto occupare di scrivere quella che è stata la prima versione della piattaforma logistica di Everly.Cosa fa Everly? Everly è un servizio di consegno a domicilio della spesa, quindi la logistica è un tema, una particolarità molto importante di questa società.Quindi sono entrato a gennaio 2015 e questo percorso mi ha fatto, diciamo, mi ha dato la possibilità e quindi ho avuto la fortuna di vedere crescere questa azienda in maniera molto molto forte.Siamo stati sicuramente fortunati, adesso non ti racconto tutta la storia, vado poi in breve.Quando sono entrato eravamo in cinque persone, oggi siamo in quasi duecento.Quindi come puoi possiamo immaginare lavorare condividendo uno stesso tavolo, in uno stesso ufficio rispetto ad oggi, dove abbiamo uffici in sedi, in città differenti e comunque c'è una grandissima parte del team che lavora completamente distribuita e in remoto, è molto differente.All'inizio quindi il mio ruolo, si potrebbe dire che era diciamo 100% hands on, si dice quindi coding, coding, coding.E poi con il passare del tempo è nato il bisogno di trovare una persona che potesse essere un po' il punto di riferimento per tutti gli aspetti relativi alla tecnologia dell'azienda.E quindi sono stato promosso CTO.Oggi ricopre ancora questo ruolo, ma come dicevo prima è molto diverso perché mentre all'inizio era coding, oggi è direi 100% hands off, esatto.Il team tecnico oggi in Avery è composto da 42 persone e questo, diciamo, l'idea è quella di continuare a crescere infatti magari poi ne parleremo anche di questa cosa qui.Negli ultimi tre anni abbiamo circa raddoppiato anno dopo anno il team e il fatto che sia un team completamente, oltre che abbastanza numeroso per una startup, schera italiana e completamente distribuito ha fatto cambiare molto il mio lavoro in questi anni.Assolutamente, almeno posso immaginare, perché realtà che si sviluppano così rapidamente perché fondamentalmente in sei anni, in cinque anni, voi avete fatto un salto spaventoso, direi anche quantico.Sì, sì, assolutamente.Siamo partiti come, diciamo, realtà locale, nel senso che noi siamo nati su Verona, forse si sente dall'accento, io sono di Verona, già comunque con l'idea di essere un player, comunque, quantomeno nazionale e potenzialmente internazionale.Quindi, sicuramente una delle sfide anche più grandi che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi periodi è stata la cosiddetta internazionalizzazione del prodotto, perché noi appunto nasciamo come Supermercato 24 e uno dei motivi per cui poi siamo passati ad Everly è anche il fatto che un nome Supermercato 24, oltre ad essere poco chiaro per il cliente, perché noi non siamo veramente un supermercato.Piuttosto un marketplace, no? Siamo un marketplace, noi consentiamo al mondo retail di vendere online attraverso il nostro servizio.Noi siamo un servizio di consegna a domicilio della spesa.Ti dicevo che una delle sfide è stata l'internazionalizzazione, perché noi quando abbiamo iniziato a costruire e a sviluppare il prodotto, come puoi ben immaginare, non è che abbiamo pensato subito fare le cose super scalabili con la tematica della gestione del multi language, del multi currency, perché tra l'altro deve sapere che noi ad oggi siamo operativi anche in Polonia e in Polonia non c'è l'euro ma ci sono gli sloti.Quindi negli ultimi mesi diciamo abbiamo dovuto fare un grandissimo lavoro di refactoring e di revisione architetturale del nostro prodotto i nostri processi per consentire a Everly di espandersi internazionalmente e a breve apriremo anche i nuovi country.Adesso non lo dico ancora perché mettiamo un po' di suspense ma l'idea è quella di espandersi anche in altre nazioni europee.Da CTO, qual è stata la sfida più grande che hai dovuto intraprendere proprio a causa di questo passaggio o per merito grazie a questo passaggio così rapido, questa crescita così esplosiva? Ma guarda, può sembrare strano, ma per me i problemi più grandi, le sfide più grandi che ho dovuto affrontare in questi anni non sono stati in realtà problemi tecnologici, ma sono stati problemi di crescita del team manageriali, di gestione delle persone.Questo non voglio dire assolutamente che gli aspetti tecnologici siano facili, assolutamente no, ma con il tempo, con lo studio e con la pazienza e la perseveranza si risolvono.Con la tecnologia in un certo senso tu hai il dominio delle cose, no? Perché dipende molto da te.Con le persone, con il team, è tutto molto più difficile, perché diciamo il successo o meno dipende non solo da quanto sei bravo tu, ma anche diciamo da fattori esterni.Quindi una delle sfide più grandi che io ho dovuto affrontare in questi anni e che tuttora devo affrontare è la crescita del team tecnico, crescita in termini di persone, quindi come attrarre talenti, come far crescere appunto la dimensione del team e poi conseguentemente a questo ci sono altre tematiche molto importanti che ogni persona che gestisce team deve considerare, la valorizzazione delle persone, la motivazione delle persone, quindi anche la retention, se vogliamo, delle persone.Quattro anni fa, un po' perché ero sicuramente inesperto, un po' perché comunque a volte sono un po' testardo, io ero convinto di riuscire a costruire un team tecnico numeroso a Verona.La realtà dei fatti è che dopo un paio di settimane mi sono subito reso conto che non sarei mai riuscito a farcela.Perché? Perché purtroppo trovare sviluppatori, ingegneri in Italia è difficile, trovare sviluppatori in gamba in Italia è ancora più difficile, trovare sviluppatori in gamba su Verona è quasi una mission impossible.pur essendo a Verona un polo importante rispetto al mondo delle community.Assolutamente.Non voglio che passi il messaggio sbagliato.Assolutamente è importante, ma a livello numerico è difficile.E poi devi anche sapere che 4 anni fa, 5 anni fa, eravamo un'azienda poco conosciuta, il nostro brand era poco forte, quindi anche attrarre persone con un brand debole era anche molto difficile.Sulle cose naturalmente e fortunamente sono cambiate.E quindi, diciamo, io naturalmente ho sempre letto e guardato a quello che erano i trend e quello che stava avvenendo in Europa o comunque nel mondo, ed era evidente che il mondo si stava spostando verso un atteggiamento più aperto, verso il remote working.E ho pensato "ma noi, che ci definiamo smart, perché non proviamo anche noi ad approcciare la tematica della Crystal Team secondo questa metodologia?".Chiaramente non è facile, una sfida, però abbiamo iniziato ad approcciarci in questo modo e devo dire che oggi non tornerei mai indietro perché i vantaggi del remote working sono molto, molto forti.Uno su tutti, la possibilità di allargare il bacino, il pool di talenti, quantomeno ad un livello europeo.Quindi poter dire di provare a cercare persone non limitatamente alla tua piccola geografia aumenta di molto la potenzialità, il potenziale di attrazione dei talenti.Chiaramente adesso è un po' diverso, è un po' più difficile perché oggi rispetto al 2016-2016 tutti lo fanno, però c'è chi magari si è improvvisato o comunque si è dovuto adattare per la pandemia a farlo e noi magari siamo un pochino più abituati.Però questo, io lo so, noi lo sappiamo, diventerà sempre più difficile differenziarci perché oggi la parte di remote networking è ormai anche considerato dal mercato e dagli sviluppatori un dato di fatto, cioè deve esserci quantomeno una componente di flessibilità.Guarda hai detto una cosa importantissima che io sposo appieno e potrei sottoscrivere davvero col sangue che è il fatto riguardante alla parte tecnologica.Tu da sito dici la cosa che mi preoccupa di più non è la parte di mera tecnologia proprio di ferraglia spicciola ma quanto la mia organizzazione riesca a sostenere questi impianti tecnologici queste strutture tecnologiche perché tutto si basa sull'organizzazione.C'è una frase che mi piace ricordare e condividere che è quella che dice che il codice che sviluppiamo, la tecnologia che realizziamo, l'infrastruttura che mettiamo in piedi non è altro che lo specchio della nostra organizzazione aziendale.Quindi se la tua organizzazione aziendale è messi non scala tu poi lo vedi proiettato uno a uno sulla tua infrastruttura tecnologica e quindi alla fine sui risultati e sul valore che produci.Quindi da questo punto di vista sposo a pieno il messaggio che è voluto veicolare.Tornando all'argomento di lavoro da remoto, oggi c'è con questa situazione, il contesto che stiamo vivendo, c'è un certo caos con i nomi e con le definizioni e spesso anche entità che hanno un certo ruolo a livello nazionale prendono me le perpere e confondono parole come smart working, telelavoro, lavoro da remoto, insomma fanno un po' un piccolo caos.Dovendo mettere in ordine le cose, qual è la differenza sostanziale tra smart working e remote working, quindi telelavoro detto in italiano.Hai detto assolutamente bene e sì, a volte magari un concetto viene passato per un altro.Guarda, non è che c'è una definizione vera e scritta nella pietra, no? Però ci sono dei concetti.Cioè lo smart working ha alla base un concetto di flessibilità.Quindi, smart working significherebbe in un certo senso superare il concetto delle otto ore di lavoro, si parte alle nove di mattina e si finisce alle cinque del pomeriggio, si deve essere tutti in ufficio, timbrare il cartellino.No, il concetto dello smart working è una modalità di lavoro che ragiona ad obiettivi, senso a me non interessa che tu inizi a lavorare alle 9 e finisca alle 7, ma a me interessa che l'obiettivo, che si definisce assieme o può anche essere imposto dall'altro, questo è un altro discorso, venga raggiunto.È un cambio di paradigma abbastanza importante e mi rendo conto che tante società, tante realtà, non siano comunque pronte magari ad affrontare il lavoro in questa modalità qua, perché prevede anche una sorta di fiducia, di delega e di sicurezza anche psicologica nell'ambiente di lavoro.Però è un grandissimo vantaggio perché permette dall'altro canto, dal dipendente, di sentirsi valorizzato, di sentirsi anche più motivato perché baralmente penso a un genitore che ha da portare i bambini a scuola oppure c'è l'iraulico che viene per qualche motivo.Insomma, la possibilità di non dover prendere ferie o permessi, ma di gestirsi in autonomia e con flessibilità la giornata è un grande vantaggio.Quello che facciamo noi adesso secondo me è home home working, no? Cioè, semplicemente abbiamo spostato il luogo di lavoro dall'ufficio a casa.Siamo costretti a farlo e quindi io lo definirei più che altro home working, più che smart working.Non so se sono riuscito a spiegare ancora.Chiarissimo, assolutamente chiaro.Infatti, la prima cosa per cui mi batto è, diciamo, degli elementi per i quali besticcio spesso con le persone quando si parla di questo argomento è intanto quando si parla di smart o di remote working si parla di lavoro dipendente prima cosa ok seconda cosa quello che hai detto tu importantissimo è il concetto di supervisione nel senso che con lavoro da remoto tu timbri il cartellino e hai una supervisione diretta da parte del management che ti controlla sulle azioni che compi.Invece con lo smart working c'è una supervisione per obiettivi quindi il controllo che poi il management fa volto alla generazione del valore, volto alla produttività, è fatto in funzione appunto del raggiungimento degli obiettivi come ben hai detto tu.Su questo argomento però trascuriamo l'home working come come pratica che poco ci interessa dico la verità perché fondamentalmente la trasposizione uno a uno cambiando il luogo fisico del lavoro così come si è sempre conosciuto con naturalmente oggettivi limiti ma mi interessa più concentrarmi sul concetto di smart working su questo argomento infatti c'è un bellissimo libro ne parlavamo prima nel nel furionda che si chiama "The "Smarter Working Manifesto" scritto da Guy Clapperton e Phil Vanut, spero si legga così, ormai lo sapete, la mia pronuncia pur parlando l'inglese tutti i giorni con i nomi e con le parole estere fa un po' schifo, ma ormai vi sarete abituati.Questo libro fa emergere tre elementi principali che sono condizione sine qua non per l'applicare lo smart working in modo efficiente sono Bricks, Byte e Behaviour.Per Bricks si intende quella dimensione fisica, quindi l'ambiente di lavoro, tutte quelle problematiche, quelle azioni volte alla riorganizzazione degli spazi.Naturalmente perché? Perché, come poi Marco sicuramente ci confermerà, il benessere della persona, del lavoratore si traspone in modo esplicito sulla qualità del lavoro che si realizza.Poi c'è Bytes, quindi la dimensione tecnologica, come le nuove tecnologie ci permettono di dare valore prevalentemente alla comunicazione.Marco, poi approfondiremo proprio il concetto di comunicazione che è alla base proprio di uno smart working efficiente, anzi direi funzionante più che efficiente e poi c'è tutta la parte relativa ai behavior quindi ai comportamenti che il dipendente deve prendere tra dipendente e dipendente quindi tra worker e worker tra worker e manager quindi che ne so tra il dev e il team leader tra il dev e il management e poi tra il il worker, quindi il lavoratore, e se stesso, perché è importante continuare a coltivare la sfera personale.Quindi la prima domanda che ti voglio fare riguarda appunto la parte dei bricks, della dimensione fisica.Come suggerisci o cosa suggerisci a un lavoratore di remoto in merito all'organizzazione del suo spazio, della sua vita? Penso che, allora, quello che suggerisco è molto semplice, ma mi rendo conto a volte magari anche molto difficile da implementare.Il mio suggerimento è quello di, a livello proprio di spazio, di ritagliarsi uno spazio ben preciso e ben delimitato per, diciamo, l'esecuzione del lavoro.In modo anche da aiutare, no, a dividere, poi magari ne parliamo nei behavior, a compartimentare in un certo senso la dimensione quella che è lavorativa da quella che è privata.Perché molte volte, ad esempio in questo periodo magari è difficile per un lavoratore da remoto andare in un co-working e quindi diciamo dividere anche con un piccolo tragitto quello che è lo spazio del lavoro dallo spazio personale.Quindi prima di tutto direi lo spazio deve essere isolato se possibile.Poi mi rendo conto che magari chi vive in questo periodo, chi vive in città, magari in un appartamento anche piccolo, è difficile riuscire a fare questa cosa.Però sicuramente è un suggerimento che mi sento di dare.e poi sicuramente bisogna investire qualche soldino in attrezzatura per rendere efficiente e adeguata la comunicazione e il lavoro.Mi riferisco a una connessione, sembrano assurdità, ma a volte nella pratica dei fatti non lo sono, una connessione a banda larga, con fibra se possibile, in modo che sia facile avere anche comunicazioni video con tante persone perché si utilizzano le video call.Sicuramente una sedia comoda e magari anche uno stand up desk.Adesso vanno tanto di moda, ci sono anche degli studi che certificano anche dal punto di vista scientifico che sia migliore per il benessere anche del corpo umano stare in piedi oppure fare una parte del...o comunque non stare sempre seduti e soprattutto non stare seduti male.Quindi sicuramente questo è quello che mi sentirei di consigliare dal punto di vista dello spazio.Set up, hardware, cuffie, microfono, internet veloce e una sedia comoda.Sì, guarda, condivido appieno, come ben puoi vedere dal mio setup, quello che stai dicendo, anzi aggiungo un'altra cosa e porto un po' della mia esperienza personale.Io non faccio testo, non sono uno smart worker, perché pur lavorando da remoto, l'azienda è la mia, quindi è comunque smart il tipo di approccio che ho, però non rivesto il ruolo del lavoratore dipendente, cioè se io per una settimana non voglio lavorare non produco quindi cambia completamente il contesto ma voglio portarmi sul ragionamento e coinvolgere un attimino quello che mi è successo da poco per capirci tre giorni fa con mia moglie mia moglie fa quello che in francia si chiama teletravaglie il mio francese fa schifo però per capirci i francesi non identificano il lavoro da remoto con la parola smart working come si fa impropriamente in italia ma lo chiamano semplicemente telelavoro e lei ha iniziato questo periodo di telelavoro lavorando sul divano che dava l'idea del posto perfetto e confortevole per lavorare che divano pigiama e prendi a lavorare salvo poi capire dopo che i mesi passano che in realtà mentalmente si va a creare un'associazione tra divano e lavoro e siamo arrivati dopo un po' di mesi a non voler più usare il divano come momento confortevole di rilassamento post lavoro.Cioè la sera ti prendi e ti siedi sul divano.E per dirti siamo arrivati a cambiare il divano per rompere quella associazione che si va creare, che non controlliamo, ma quella associazione che si va a creare tra lavoro e divano, tra casa e lavoro, quel limite che deve essere dal mio punto di vista con tanta fatica ma invalicabile.Assolutamente, infatti quando dicevo di separare anche fisicamente i luoghi è proprio anche per questo motivo, perché all'inizio può sembrare, diciamo short term, nel breve una settimana, due settimane può anche essere bello e può dare quell'idea di "oh, è bello lavorare sul divano a casa".Ma poi, se la cosa è continuativa, non va bene.Ora, io onestamente ti dico, non sono esperto dal punto di vista psicologico, neanche di divani, ma non so so precisamente spiegare cosa avvenga in termini proprio tecnici, però so perché si legge, si può leggere, ci sono vari articoli anche di esperti che spiegano come magari dei piccoli gesti possano anche aiutare a rendere sostenibile questa routine di tele lavoro.Ad esempio il fatto che una cosa che suggerisce è quella di alla mattina comunque ti alzi sempre alla stessa ora, ti fai la doccia e ti vesti come se dovessi andare a lavoro.Magari adesso non mi si vede, ma io sono in camicia e maioncino.Posso confermare.Potrei anche essere in tuta, però no.Questa è una regola che mi do io, quindi alla mattina ogni anzio mi vesto come se dovessi uscire, perché mi aiuta anche psicologicamente a far sì che questa situazione sia normale.io non sono a casa.E se posso ti racconto anche quella che è la mia esperienza in termini, proprio in questi termini, perché una cosa che a volte non viene detta spesso è il fatto che il remote working non è per tutti, il telelavoro non è per tutti.Io certamente sono un grande fan ok, del remote working.Quello che stiamo vivendo adesso in realtà è una condizione forzata, ok? Noi siamo costretti a lavorare da casa in remoto.Però la realtà dei fatti è che per tante persone questa modalità non è, diciamo, naturale.Esatto.E ti racconto quello che mi è successo prima di di covid, perché appunto dal 2016 fino a febbraio di quest'anno, comunque noi abbiamo sempre intervistato persone e raccontato della possibilità che c'è da noi di lavorare in maniera completamente remota.E ti dico che un 2-3% delle persone che ho intervistato vogliono, non volevano il remote working.Perché? Perché l'avevano già provato in passato pensando che fosse più bello, ok, perché eviti il commuting, eviti quindi il traffico, stai sempre a casa più.Sicuramente ci sono degli aspetti positivi, ma per qualche persona, poche però ci sono, e ti parlo del mondo tech io, non vogliono più farlo.Perché? perché si sono resi conto che si abbruttivano.Non so come altro dire, perché poi appunto è quello che dicevi tu, stai sempre in casa in pigiama, non esco mai, magari non mi faccio neanche la doccia.La barba.Ecco, la barba, eccetera.Quindi c'è un problema che comunque magari non se ne discute a sufficienza.Ecco, bisogna stare molto attenti perché comunque il remote working è anche pericoloso, se vogliamo, dal punto di vista psicologico.persona non vuole farlo.Perché causa appunto abruttimento se vogliamo dire.Senza dimenticare il fatto che il frigo è la portata di mano per cui nutella e snack è un attimo e noi ci ridiamo sopra, anche io ci rido tantissimo, ma poi quando in realtà poi non solo una questione di bilancia ma anche una questione proprio di health e di salute generale, il fatto che il dinamismo, il confronto con gli altri importantissimo.Pensa che il primo periodo che io ho iniziato a viaggiare anche lavoravo prevalentemente da casa, qualunque casa fosse lavoravo da casa o dall'hotel, però mi ero imposto prima di lavorare di uscire e trovare il primo caffè o tea house vicina, fare colazione, conoscere persone per 20 minuti, mezz'oretta, per poi ritornare a casa e iniziare a lavorare e a quel punto l'energia che tu metti nel lavoro è completamente diversa.Eviti l'isolamento sociale che è un altro importante problema, senza poi affrontare altre tematiche che vedremo poi nella parte di Beaver come per esempio tutta la parte di politiche, di principi aziendali che invece si condividono attraverso appunto il contatto o comunque la relazione fisica tra virgolette tra operatori.oggi ho potuto osservare, ne parlavo proprio poco fa con mia moglie, che c'è questa tendenza, è una cosa che stiamo vedendo già da un po', già da aprile-maggio questa tendenza, questa richiesta di voler tornare in ufficio.Io parlo per esempio del team di mia moglie, già un 40% sta premendo il management per poter ritornare in ufficio.Vuoi perché hanno figli piccoli, vuoi perché come dicevi tu, un contesto che li rende meno produttivi, ma questa è una cosa che insomma sto vedendo.Ti è mai capitata Marco all'interno di Everly questo tipo di situazione? Come l'hai gestita a livello di team? Quindi come si è riuscito ad orchestrare queste esigenze differenti tra worker? >> Assolutamente, allora ti dico la verità, personalmente no, non mi è mai capitata, ma in azienda diciamo che il team tecnico, quindi il mio team, era il team abituato a lavorare in maniera remota e distribuita.Le altre aree, marketing, business development, operations, finance, eccetera, per loro non era così, nel senso che tutti i giorni, o la stragrande maggioranza dei giorni, si andava in ufficio e anche ci si vedeva di persona, si faceva le ore di persona, eccetera.Quindi l'impatto più grande per i Neverly è stato probabilmente sulle altre aree, mi verrebbe da dire, e questa cosa che tu dici, questa volontà e esigenza di tornare in ufficio si sente, si è sentita e credo che sia naturale perché penso che non è solo un tema di persone, ma anche un tema di lavori.Non tutti i lavori possono essere fatti completamente in asincrono, perché magari poi parliamo anche della sincronicità versus sincronicità.Il lavoro dell'ingegnere si presta molto bene a questo, anche perché ha bisogno di concentrazione, focus e poche distrazioni.Magari un'altra tipologia di lavoro si presta meno bene ed è più importante anche il fatto di poter battere la mano sulla spalla di una persona, fare quattro chiacchiere e smarcare un tema anche velocemente.Quindi sì è successo e sta succedendo anche da noi.Come abbiamo fatto? Adesso noi abbiamo comunque riaperto gli uffici in maniera parziale e intatta, in modo da garantire alle persone di poter tornare in ufficio, chiaramente rispettando tutte le regole di sicurezza imposte dal governo.Però in generale com'è che lo impostiamo noi? Perché per noi non è obbligatorio il il remote working, cioè è una possibilità, quindi se una persona vuole andare in ufficio, ha necessità, ha piacere di andare in ufficio, lo può fare.Perché noi comunque abbiamo tre uffici a Varsavia, a Milano e a Verona e quindi le persone diciamo della zona, ma anche distanti possono andare in ufficio.Questo in periodi normali, poi adesso è tutto discutibile.Spostiamoci alla parte di bytes, quindi alla parte di strumenti.Cosa mettete nel cinturone del remote worker ad oggi? Quali sono gli strumenti che utilizzate più spesso e quali sono gli strumenti che utilizzate per, mi hai suggerito proprio la domanda, per il lavoro di tipo sincrono e il lavoro di tipo e la comunicazione di tipo asincrono, che sono due modi e due modi di comunicare completamente diversi.Sì, beh guarda su questo credo di essere molto breve e sintetico perché noi utilizziamo gli strumenti un po' che sono lo standard de facto, credo, nel mondo quantomeno tecnologico attuale.Quindi comunicazione veloce, sincrona, quindi chat, slack.Se c'è bisogno di magari qualche confronto e dubbio dove magari è più facile e veloce parlarsi direttamente, Meet, Hangout Meet.Per tutta la documentazione scritta usiamo che si chiama Google Docs o Confluence, della suite, diciamo, di Atlassian, dove la differenza è che quello che sta su Confluence è la verità, la documentazione pubblica, quella, diciamo, che deve essere accessibile a tutti, mentre magari per documenti di lavoro veloci tra due, tre persone, si utilizza Google Docs.E poi l'email, per tutto ciò che è magari un allineamento più lento, tra virgolette.Non c'è nessuna regola scritta, ma di per sé sappiamo che su Slack, se ci scriviamo, ci si aspetta una risposta più o meno veloce, mentre la mail è un qualcosa diciamo meno urgente.Questo diciamo a livello aziendale.Poi nel Team Tech il tool forse più usato è GitHub sicuramente per il controllo versione del nostro software e lì la comunicazione avviene in maniera completamente assincrona attraverso il meccanismo delle pull request, no? Quindi quando una persona sviluppa e implementa, diciamo, una feature o comunque sistema un bug, quello che è, una volta che ha finito il proprio lavoro in una feature branch, apre una pull request verso il ramo di sviluppo e a quel punto lì, automaticamente, attraverso, beh, noi abbiamo anche qua, credo, come tutto il meccanismo di code owner, quindi ci sono delle persone che automaticamente, obbligatoriamente, devono in qualche modo approvare o suggerire modifiche alla pull request, sono chiamate, diciamo, a intervenire.E poi il team interviene quindi in maniera completamente asincrona.Questa è una cosa che a noi viene anche, con noi intendo l'ingegnere, viene anche naturale pensare in asincrono.Magari altre persone che non sono abituate a questa modalità, è più difficile da far passare.Però chi ha studiato anche computer science sa che la sincronicità è più efficiente e aumenta il throughput rispetto a high task synchrony, ti permette di essere più veloci.E poi tra l'altro penso che questa differenza tu la esperisci proprio nel ruolo che rivesti quella del CTO quindi della testa di ponte tra il business, la parte di business e la parte di sviluppo, la parte tecnica.Ti volevo fare un'altra domanda, ah no volevo dire un'altra cosa, questo è giusto per condividere una festeria, però nel mio ufficio giù in Sardegna c'era una bellissima lavagna tre metri per due con i pennarelli che era il posto dove facevamo i nostri brainstorming.Ognuno aveva i suoi pennarelli e facevamo a gara chi aveva i pennarelli più figli.In realtà uno dei problemi che abbiamo avuto il primo periodo è stato proprio quello di replicare la lavagna in remoto finché non abbiamo trovato questo questo tool.Non siamo sponsorizzati quindi è giusto perché dal mio punto di vista è un tool che svolta il contesto di lavoro o quantomeno il momento di brainstorming che è in miro.A noi ha cambiato la vita per quanto l'informazione non sia strutturata all'interno, per quanto abbia un sacco di limiti, però è quella lavagna che dal mio punto di vista prima mancava.Voi lo usate, l'avete usato, hai mai avuto esperienze in merito? Guarda, hai toccato un bel punto interessante perché obiettivamente si è ragione.Il tema della whiteboard e di trovarsi assieme a scrivere manca, è difficile.Io onestamente ti dico la verità, ne abbiamo provati tantissimi tool, non ce n'è nessuno che ci ha fatto dire "ah ok, questo è quello che..." credo che ci sia una opportunità in quel mondo lì.Quindi sì, in realtà Miro lo usiamo, però ti dico onestamente, nessuno dei tool ci ha fatto dire "ok, questo è proprio quello che serve a noi".È un buono strumento.Dici che manca l'integrazione poi con tutto il resto, che è il limite che noi abbiamo visto, o altro tipo di problematica.Cos'è vi fa dire...Allora mi cogli un po' impreparato, devo dire la verità.Forse sai, il problema è che noi lo utilizziamo anche per condividere sketch, board, non solo tra di noi come team tech, ma anche con persone esterne, magari il team di design o qualche business stakeholder.E forse ora che ci penso non è tanto un tema, un problema di strumento, ma di linguaggio e comunicazione.Quindi noi come spieghiamo le cose non siamo proprio bravi nel comunicarle, nell'esprimerle nella maniera corretta verso l'interlocutore esterno.Quindi forse è quello.No, guarda, stai tranquillo che capisco benissimo.Infatti volevo proprio capire dov'era il perché è lo stesso problema che abbiamo avuto noi quando ci interfacciamo con i team per esempio di design, quelli per capirci che usavano appacchi Figma.Certo, anche quello abbiamo provato.In realtà tutte queste integration non sono così naturali, però devo dire che all'interno del Team Tech a noi è riuscito a dare un bel boost Miro, siamo più che soddisfatti, certo.ci piacerebbe poterlo integrare con le issue di git, però mai dire mai, magari ci si può giocare.Altra domanda così a brucia a pelo, nei meeting, quindi quella parte di comunicazione di tipo asincrono, webcam aperta o webcam chiusa? Assolutamente aperta, questa è una cosa che abbiamo imparato naturalmente sulla nostra pelle, diciamo così, nel corso degli anni.Quindi qua forse passiamo anche al tema dei behavior.Ci sono due cose che sono anche cose pratiche molto molto importanti che sono, uno, se una persona è in remoto tutti dovrebbero comportarsi come se fossero in remoto.Quindi mi riferisco alla situazione magari di azienda ibrida dove c'è una parte del team magari in ufficio e una parte del team da remoto.Ecco, in quel caso lì il mio consiglio è quello di comportarsi come se tutti si fossero in remoto.Quindi tutti con le cuffie, tutti che si connettono, si muta il proprio microfono quando non si parla di modo che si eviti anche eco o rumori strani, in modo da rendere più fair, equa, non so come dire, giusta la situazione.Perché poi è facile che si verifichino cose spiacevoli, magari chi è in ufficio comincia a parlare, chi è da remoto non riesce a seguire bene, quindi il mio suggerimento è, se una persona è remoto, tutti dovrebbero comportarsi come se fossero in remoto.E la seconda cosa è la webcam accesa sicuramente, perché questo rende anche più umano il rapporto.Sai, parlare con un avatar è un po' brutto, no? Quindi il fatto di vedere una persona, vedere le espressioni che fa vedere appunto dall'altra parte, rende più umana la comunicazione e quindi più, sì, più umana.assolutamente webcam attiva.Guarda Marco concordo su quello che stai dicendo e non ci aggiungo di più.Con il mio team noi lavoriamo con webcam aperta ma otto ore, nove ore che è quello l'orario di accavallamento chiamiamolo così dove siamo un po' tutti collegati in quel momento tutti abbiamo la webcam aperta naturalmente col massimo rispetto poi ci entraremo dopo sul rispetto degli spazi e dei tempi degli altri che è una cosa fondamentale quando si lavora da remoto.Però, per esempio, ho terminato da poco un percorso di formazione, era un corso sui micro front-end, gli ascoltatori lo sanno, dove però ho dovuto fare un corso di formazione a 12 persone con la webcam spenta e coi microfoni mutati.Credimi, è stata, al di là del fatto che comunque i professionisti a cui facevo il corso erano persone eccezionali, è stata la fatica più grande che in termini di formazione che ho mai fatto perché perché in realtà mi mancava il feedback immediato che non necessariamente deve passare attraverso le persone.Quando si parla di remote un elemento che deve ritornare e poi mi piacerebbe approfondirlo con te è quello della comunicazione e quando si parla di remoto si deve entrare nel meccanismo dell'over communicate, quindi del comunicare di più, in modo da evitare la creazione di silo anche di gruppetti, di silo, di informazioni condivise in un unico ambito e quell'esperienza in realtà mi ha insegnato che vedere in faccia una persona quando si parla è quasi più importante che sentire la sua voce.>> Sì, sono d'accordo.Se posso aggiungere qualcosa su questo argomento, non è solo comunicare di più, hai completamente ragione, si dice proprio over communication, ma io aggiungerei comunicare meglio.Quindi non solo di più.Perché questo? Perché, e qua mi collego ad un cenno che abbiamo fatto prima, no? Il tema della sincronicità.Cioè pensiamo alla pull request o ad un problema su cui io e te stiamo lavorando.Se io devo, diciamo, farti un appunto, farti un suggerimento o esprimere un dubbio su una particolare funzionalità che è appena sviluppato, io devo essere super chiaro nello spiegarti il problema, super chiaro nell'esprimerti i miei dubbi.Questo perché? Perché se per tutte le cose poi noi dobbiamo sentirci in call, allora non è più fino.>> MICKAEL: Abbiamo smesso di lavorare.>> DAVIDE Esatto.Quindi non è solo comunicare di più, ma è anche comunicare meglio, in modo da poter davvero anche smarcare alcuni argomenti in maniera scritta, perché altrimenti non si riesce.Terza cosa, comunicazione pubblica.Cioè tutte le cose che vengono accordate, discusse e pianificate devono essere accessibili, pubblicamente accessibili e le persone devono sapere che se vanno, ci ho menzionato con Confluence prima, su Confluence c'è una gestione degli spazi molto precisa, per spazi di lavoro, tech, product, design, analytics, e lì io so che trovo le informazioni e quindi le risposte alle mie domande.Quindi la comunicazione è determinante, fondamentale in un contesto di questo tipo.E' arrivato la rotina.Voglio rimanere per un attimo sul concetto di sincronicità, ok? E di asincronicità naturalmente.Il concetto base dello smart working in quanto tale è proprio il lavoro intelligente, cioè mi gestisco i tempi come meglio mi pare l'importante che poi raggiungo l'obiettivo negli slot stabiliti quindi completo le mie card e faccio le mie cose nel tempo che io ho promesso.In questo caso però questo porta gli sviluppatori a lavorare anche fuori dagli orari standard, alle volte capita che ne so che fai una purre quest alle nove di sera oppure vai a lavorare sulla tua kanban aggiungere alcuni dettagli la mattina presto quando sei ancora a letto senza però prestare attenzione sul fatto che il tuo lavoro non riguarda solo te ma riguarda anche gli altri quindi potrebbe coinvolgere anche gli altri.In termini di regole e rispetto da questo punto di vista con Everly, come vi siete organizzati? Nel senso esistono delle regole stile netiquette che dicono non rompere le balle prima delle nove? No, in realtà no.Diciamo che a livello informale noi sappiamo, il team sa che se viene scritta una mail alle 9 di sera, per esempio, non è che ci si aspetti una risposta alle 9 e un quarto.Quindi non c'è nessuna regola formale, ti dico la verità, non c'è un'etichetta.un'etichetta.Quindi lo stiamo gestendo.Finora sta funzionando, devo dire, o almeno mi pare che stia funzionando.Noi sappiamo che, bene o male, alle nove e mezza tutte le persone stanno lavorando.Perché dico alle nove e mezza? Perché magari abbiamo anche fusiolari diversi tra di noi.Quindi alle nove e mezza tutti sono operativi e poi, a seconda di quando una persona ha iniziato, stacca conseguentemente.C'è un "gentleman's agreement", come potremmo definirlo così.Quindi sappiamo che durante il giorno ecco, ci si può e ci si dovrebbe aspettare una risposta, ma se un email, un messaggio su Slack, una code review avviene fuori da quelli che sono gli orari standard, tra virgolette, una persona è chiaramente, può sentirsi libera di farlo ma sa anche che non deve aspettarsi una risposta subito altrimenti...Su questo ci sono due cosine che volevo condividere con te.In primo è ti riporto a 5 anni fa o a 4 anni fa quando facevi il dev, no? Quindi svestiti per un attimo dei panni del lato management.Però dal punto di vista del dev il fatto di avere questo gentleman agreement per cui gentleman agreement per cui dalle nove e mezza io ti posso scrivere su slack e mi aspetto una risposta non ha mai creato quella che io chiamo lo sviluppo sincopato tu sono sviluppatore ti arriva slack ti devi interrompere un messaggio sul slack devi interrompere il tuo ragionamento sull'algoritmo su quello che stai facendo, leggere il messaggio e poi ritornare.Intanto hai mai vissuto questo tipo di esperienza in prima persona? E da manager cosa hai suggerito ai tuoi team per ovviare a questo problema? Allora sarei bugiardo, se ti dicessi che questa cosa non esiste, esiste e chiaramente ne è capitato e probabilmente capiterà sempre.Il mio suggerimento è quello di mettere in snooze le notifiche.Si può fare, no? Quindi con Slack, ad esempio, si può decidere di evitare che per 30 minuti, un'ora, due ore, si venga, diciamo, notificati di...Guarda, adesso che stiamo parlando l'ho fatto, così so che in questo, diciamo, ora, ora e mezza di nostra discussione, nessuno mi disturberà.Quindi il mio suggerimento è quello di mettere in pausa le notifiche, modo da di non essere disturbati.Molto molto semplice.Esatto.Over communicate e sono impegnato per un'ora e mezza non rompetemi le balle e mettimi in snooze.Noi l'abbiamo risolto anche con l'uso del pomodoro cioè in quei 20 25 minuti e quando io ti scrivo qualcosa e mi aspetto la risposta in real time so che ho 20-25 minuti di limbo per cui tu potresti essere impegnato ma so che alla fine di quei 25 minuti un occhio su slack lo butti e quindi mi aspetta una risposta in quel time range.Questo è un po' quello che abbiamo utilizzato e devo dirti che abbiamo utilizzato anche una cosa molto importante che era il calendario delle presenze che molti trascurano che dal mio punto di vista è fondamentale cioè dire ok io da tale ora a tale ora e lo trovo nel calendario di google sono sul desk da tale ora a tale ora ho un appuntamento dal medico stiamo parlando di smart working in questo caso naturalmente come ben si può immaginare a questo punto su il concetto di appuntamento dal medico voglio portarmi voglio che iniziamo a ragionare in termini di fiducia e controllo.Tu oggi assumi un ruolo legato al management comunque no? Quindi come gestisci l'abuso, un eventuale abuso di libertà da parte dello smart worker? Guarda, non lo gestisco.Nel senso che queste sono cose difficili da spiegare, mi rendo conto, anche perché non c'è una vera e propria...probabilmente...cioè non ho mai voluto e non voglio neanche forzare processi, regole e strutturare questa parte perché mi sembra anche poco positiva nei confronti del team e delle persone.Io quello che provo a fare è provare a costruire e a far sì che ci sia un clima di fiducia e di sicurezza psicologica.Mi fido ciecamente delle persone e so che questa fiducia viene ripagata, perché tu devi iniziare a darla, per anche chiederla, tra virgolette.Quindi no, non c'è nessun tipo di...non mi è mai capitato di gestire un abuso di libertà.Noi abbiamo delle regole, ma anche qui è un gentleman's agreement, che in questi anni ha sempre funzionato e relativamente alla libertà, tutte le persone del team sanno che fino a due ore di tempo si possono gestire il fatto di essere off senza dover chiedere ferie o permessi e si arrangiano nel recuperarlo in antemano.Non c'è problema.A patto naturalmente di, come diciamo, over communication.Ragazzi, io per due ore sono fuori un attimo, se mi scrivete non vi rispondo questo è il motivo.Ha funzionato molto semplice, molto umano forse mi verrebbe da dire, non ci sono regole scritte e lo stiamo gestendo così.Non voglio parlare di Marco come CTO, voglio ragionare in termini più ampi, questa premessa doverosa prima di questa domanda ma una cosa che mi è capitato di vedere spesso è quello che viene definito in gergo tecnico come l'overping cioè quel manager che era abituato a lavorare on-site e quindi che magari veniva a rompere le scatole tra virgolette in ufficio una volta a settimana che da quando è connesso inizia "ma come sei messo? ma come stai facendo? ma la sia anche...quindi il famoso fiato sul collo che mette ansia.Secondo te quali sono i suggerimenti che tu ti senti di dare a quel manager che interrompe continuamente il lavoro del remoter? Allora mi sentirei dare due suggerimenti alla persona, di parlare apertamente al manager e e dirgli o dirle "guarda, perché?" È molto importante capire il perché delle cose, no? Non di dire "basta interrompermi", ma il mio suggerimento è di provare a capire il perché ci c'è questo comportamento, no? Quindi io direi alla persona "chiedi magari al tuo manager perché ha continuo bisogno di sapere relativamente allo stato avanzamento del lavoro, perché magari, magari, il problema è semplicemente lui non lo sa, perché magari c'è l'abitudine di non aggiornare i task su gira, sulla board.E quindi è semplicemente un tema di "io non so questa informazione, ne ho bisogno ora, non so dove andare a trovarla e quindi ti chiedo".E magari si risolve quindi con una regola del tipo "sappiamo che devi guardare su gira, sulla board, come stanno le cose".Quindi, prima di tutto, capire il perché di questa cosa.E questo sta, diciamo, ai dipendenti.Al manager il suggerimento che farei è appunto di pensare a dei meccanismi per fare in modo che non sia necessario continuare a interrompere il lavoro delle persone.E partirei sempre dal perché.Perché tu hai bisogno di chiedere alle persone una determinata è un'urgenza? Sì, ok.Non è un'urgenza? Non è un'emergenza? Ok.Allora probabilmente si possono trovare dei meccanismi per evitare questo ping.L'utilizzo di board, l'utilizzo visuale dello stato in cui versano le attività dovrebbe risolvere questo problema e rispondere a queste domande.Però in emergenza chiaramente per definizione bisogna fare così, ma non può essere sempre un'emergenza.Assolutamente sì.Condivido a pieno tutto quello che hai detto.Team e cultura aziendale.Uno dei ruoli del CTO è anche quello di far permeare la visione, la cultura aziendale che ormai è si è alimentata nell'animo del CTO che dovrebbe comunque rappresentare l'anima dell'azienda verso i dev.Quali sono gli strumenti che hai in ambito di smart/remote working per evangelizzare i workers in merito alla cultura aziendale, cioè farla proprio percepire, assorbire? È molto difficile.La cosa che provo a fare e che invito in generale anche le persone del team a fare è il cosiddetto "lead by example".Perché sai, parlare di culture e parlare di valori deve anche riflettersi un po' nei comportamenti.C'è un bellissimo libro di Horowitz che si intitola "What you do is who you are".Dice che la cultura non è quella che sta scritta in calce alle email, no? Ma la cultura è quello che tu dimostri con gli atti, con i comportamenti.Noi abbiamo un sistema di, lo chiamiamo operating principle, quindi è una cosa che non riguarda solo il mondo tecnico, il team tech, ma riguarda dopo l'azienda e cerchiamo di evangelizzare e implementarli, farli passare proprio parlandone.Ti faccio un esempio.Uno dei nostri valori, operating principle, anzi, è la customer empathy.Quindi il cliente viene prima di tutto.E quindi come facciamo ad evangelizzarlo? magari in alcune situazioni di discussione relativamente a "facciamo una cosa in questo modo, anziché in un altro", è bello magari se nella discussione vengono menzionati questi principi.Se facciamo A, è peggio dal punto di vista del cliente.Uno dei nostri valori è la customer empathy, quindi andrebbe un po' contro a quello che è il nostro valore.Sai, se questi principi vengono discussi e quindi anche vissuti, è molto importante ed è un modo con cui si evangelizzano.Un altro modo, molto diciamo se vuoi giocoso e simpatico, è quello di avere dei premi simbolici che ogni...Noi abbiamo un meccanismo di plenary meeting, una sorta di hands on, dove l'amministratore delegato racconta aggiornamenti di business, aggiornamenti su come sta andando l'azienda una volta al mese e le persone, tutte le persone in azienda, possono, diciamo, suggerire dei candidati relativamente a certi premi simbolici.Ti faccio un esempio, il MacGyver award.Noi conosciamo chi era MacGyver, no? Per noi un altro valore è quello di essere resourceful, ok? Quindi fare tanto, magari con poco.E quindi, come facciamo? Magari se c'è qualche persona che si è contraddistinta perché si è inventata una cosa veramente brillante ed è riuscita a risolvere un problema con poco, una persona può candidare questa persona al MacGyver Award e quindi poi al plenary, quando tutta l'azienda si riunisce, poi l'amministratore delegato assegna questo premio simbolico, chiaramente non sono soldi, racconta qual è stato l'episodio che ha fatto vincere il premio e questo è un altro modo magari carino, giocoso, simpatico per provare anche un po' a diffondere e passare la cultura.Per noi è importante essere resourceful, il premio, il MacGyver Award è anche un modo per provare a implementarlo.assolutamente sì ed è fighissimo questa cosa sapi che ve la copio alla fotocopia volando perché mi piace tantissimo anche perché aiuta quella cosa che vedo spesso trascurata dalle aziende che è proprio quello di cercare di trasmettere l'identità aziendale e fare in modo che i propri lavoratori all'interno siano immagini di quelli di entità aziendale, siano parte di quelli di entità aziendale, quindi azienda in quanto insieme di persone che lavorano per andare a generare valore, insieme di persone che però deve necessariamente, specie se è un'azienda come la vostra, ha un tasso di crescita tale, deve ingrandirsi e quindi facciamo un piccolo salto sul mondo del recruiting Cosa cambia in termini di recruiting di nuove figure in un'azienda full remote rispetto a una classica azienda IT? Guarda, ti posso dare un numero perché me lo ricordo da quando abbiamo cambiato la strategia e siamo passati, diciamo, a cercare persone su Milano e Verona e quando abbiamo, diciamo, aperto al remote, mi ricordo che la percentuale di application, quindi candidature che abbiamo ricevuto, ha fatto per 7, ok? Quindi è anche un suggerimento che do ad altre persone.L'apertura al remote amplifica di tanto il bacino di potenziali candidati e quindi anche il numero di candidature che ti arrivano.Cosa cambia per noi rispetto ad altre aziende? Ma guarda, ti direi che dal punto di vista del processo non cambia granché, nel senso che il nostro processo è abbastanza standard ed è un processo che fanno tutte le aziende.C'è una parte di screening, iniziare dei CV, poi c'è una parte di task tecnico, e poi ci sono delle interviewe di persone, tre interviewe di persone.Quello che cambia specificatamente per il remote, io direi che è la ricerca di tre soft skills che per me sono fondamentali in una persona che vuole lavorare in questa situazione di remote.E queste soft skills sono communication clear, clearance, cioè la chiarezza comunicativa.per torniamo un po' al discorso di prima.Perché le persone devono saper comunicare bene perché la maggior parte delle comunicazioni avverrà da noi.La seconda cosa è, diciamo, io lo definirei high sense of ownership, quindi grande senso di ownership.Questo perché, Sai, essendo distante non solo dai colleghi, ma anche dal tuo cliente, dalla persona che utilizza il tuo prodotto, devi sentirti proprio owner di quello che stai sviluppando.Devi sentirti, devi sentire la cosa come tua.E questa è anche una cosa che noi proviamo a fare, quindi magari progetti nuovi.A me piace fare in modo che una persona si senta un po' responsabile di una parte del nostro stack, modo che accresca anche in un certo senso questo senso di appartenenza.E poi sicuramente seniority, che questa è una parola brutta e mi spiego meglio, cioè non brutta ma che può essere… Mi stai accompagnando alla prossima domanda infatti.Ecco, per me seniority non sono gli anni di lavoro e non è neanche il titolo di studio, perché noi abbiamo tantissime persone nel nel team tecnico non laureati.Quindi per me non è un requisito il fatto che una persona abbia un certo titolo di studio, anzi che no.Però seniority significa maturità per me, ok? Significa avere anche quella scaltrezza nel risolvere i problemi, essere in grado di risolvere i problemi da solo.Perché, come dicevamo prima, non è che c'è sempre una persona a fianco che ti può aiutare.Sicuramente ti può aiutare, ma diventa molto più difficile in un contesto remoto.Quindi ci deve essere una caratteristica che io definisco di seniority, ma intesa come maturità.Una persona può essere matura a 24 anni e a 40 può anche non essere matura per assurdo.Quindi per me seniority è questa, capacità di essere indipendente e autonoma nella risoluzione dei problemi e saper cercare le risposte.Quindi tre caratteristiche seniority, ownership e communication.Assolutamente sì, sono d'accordo con te.Tra l'altro io prima di farmi le chiacchierate sbircio un po' il contesto, ho anche visto le vostre offerte di lavoro, le posizioni aperte e ho visto che ritorna appunto il concetto di seniority, anche perché credo che un'azienda che sta crescendo così velocemente come la vostra ha bisogno di competenze già belle e pronte per affrontare i problemi cioè gente che ha sbattuto più di una volta il muso sul muro, si è trovata avanti a dei problemi, li ha affrontati, ha sviluppato esperienza e ha potuto, è un bagaglio che porta che poi come tanti amici che insomma ricoprono un ruolo come il tuo mi dicono, guarda Mauro, la conoscenza tecnica di un linguaggio specifico, alla fine una settimana se c'è un livello di seniority medio alto, una settimana, un mese, il linguaggio si conosce, si impara, ma l'affrontare il problema, l'elasticità mentale del prendere, dividere il problema, trovare una soluzione o almeno sapere in modo autonomo dove andare a cercare gli elementi per costruire una soluzione che non sia solo lo stack overflow della situazione, ma sia per esempio orientarsi nella documentazione.Assolutamente, ci sono d'accordo.Quindi mi porta all'ultima domanda che ho preparato, alla quale un po' hai già risposto, che è appunto quello di juniority, chiamiamola così, non credo esista questa parola, ma nel caso non esistesse...Diciamo inesperienza forse.è un neologismo, è smart working.Quanto questi due mondi possono sposarsi e qualora dovessero sposarsi quali sono gli accorgimenti dal lato tuo che pensi e suggerisci di prendere? Allora una domanda interessantissima e noi ce la stiamo ponendo, io me la sto ponendo e ti dico un po' quello che abbiamo fatto e quindi cosa penso che sia utile fare.Allora, in origine, ti dico la verità, tutto questo bellissimo discorso del remote working che ti ho fatto aveva dei caveat comunque, perché comunque per persone, non so, neolaureati o comunque con poche esperienze, noi comunque richiedevamo un periodo in azienda quando si poteva fare.Perché? Per quello che ci dicevamo prima, perché è più facile fare il processo di onboarding e di formazione fianco a fianco.Con Covid abbiamo voluto superare questa cosa, quindi noi ancora ad oggi assumiamo neolaureati o persone diciamo con poca esperienza lavorativa.Quindi perché lo facciamo? Con che accorgimenti lo facciamo? Torno un po' ai tre punti che ti dicevo prima, no? Communication, ownership e seniority.Ecco, magari la seniority non c'è, perché appunto in una persona giovane è più facile che manchi.Però la chiarezza comunicativa, no? E il forte senso di ownership si possono vedersi, possono vedere in una persona giovane.Quindi diciamo che semplicemente rilasciamo, se vogliamo così, il requisito di seniority e devono essere molto forti le altre due parti, perché in un contesto appunto di remote working diventa ancora più importante se una persona è junior, il concetto di chiarezza comunicativa e di senso di ownership.Poi comunque noi abbiamo sempre un buddy, che è una persona che durante il processo di onboarding quando una persona entra, e questo non vale solo per te, ma vale per tutti, il buddy è anche una persona che non è un tecnico, ma che aiuta la persona a crescere in azienda.la go to person, la persona da cui andare per qualsiasi tipo di tematica.Quindi magari non è la persona che ha la risposta a tutte le domande, ma è la persona che poi ti può aiutare e indirizzare alla persona corretta per il tuo problema.Ultima domanda, prometto perché ho visto adesso l'orario e so che mi avevi dedicato tempo io come sempre faccio ne ho approfittato.Molto rapidamente, mentorship invece come la si gestisce in ambito remoto? Quindi la parte, il ruolo dei senior per accompagnare più dal lato tecnico ecco diciamo il new home.Anche qui sono cose che mi verrebbe da dire emergono naturalmente, nel senso che quando una persona inesperta, o comunque con poca esperienza, entra, ma anche un nuovo hire, un nuovo assunto, che ha tanti anni di esperienza, comunque può trovarsi in difficoltà nel capire un po' il prodotto su cui deve lavorare.In ogni team ci sono delle persone che per un motivo o nell'altro, o per un altro sono esperti, o di una particolare tecnologia, o di quel contesto business specifico e sanno, appunto noi affianchiamo, diciamo così, magari nelle code review o in una fase di discussione di particolari funzionalità, sono le persone magari più senior che guidano la discussione cosicché le altre possono imparare.Capisco.E quindi diciamo che c'è una mentorship distribuita nel vostro conto.assolutamente distribuito.Questo è molto interessante.Marco, io ho approfittato del tuo tempo, ti prego scusami, ma mi interessava proprio approfondire questo argomento che come hai potuto vedere mi appassiona in modo particolare, anche perché ci ho basato gli ultimi credo 7/8 anni della mia vita, quindi penso sia la stessa cosa per te visto le risposte che mi hai dato.Io ti ringrazio infinitamente a nome mio e di tutti gli ascoltatori di Gitbar.Prima di lasciarci c'è il momento, un momento che noi condividiamo sempre, che è il Paese dei Balocchi.Quindi quel gingillo, quel elemento che vuoi condividere con la community di Gitbar.Cosa ci regali? Bruttissimo chiedere il regalo.e conduco nel paese dei balocchi.Ah, il paese dei balocchi! Allora, guarda, intanto ti ringrazio comunque naturalmente per l'opportunità che mi hai dato e per lo spazio che mi hai dato, che mi ha permesso di parlare di un tema che a me è molto caro.Come regalo, quindi, io magari mi sentirei di consigliare a chi magari vuole approfondire o intraprendere un lavoro magari manageriale e organizzare il lavoro da questo punto di vista, mi sentirei di consigliare alcuni riferimenti che sono per me stati importantissimi in questi anni.E quindi il riferimento numero uno è sicuramente guardare cosa fa Basecamp.Basecamp è una delle aziende tecniche più famose al mondo, che ha adottato una policy di remote working da anni.I due founder sono delle persone super intelligenti, super smart, fighissime, che scrivono blog, scrivono articoli, scrivono libri, e sul tema sono davvero da copiare e da seguire.Quindi mi sentirai di consigliare sicuramente Remote."An office is not required", che è un libro scritto dai founder di Basecamp.E relativamente anche al tema, sai, stress, work-life balance, mi sentirei anche di consigliare un altro libro scritto da loro, che è più recente, credo che sia uscito forse l'anno scorso, ed è "It doesn't have to be crazy at work".che racconta proprio già il titolo, il nome e il nome.Quindi questi sono sicuramente i consigli che mi sentirei di fare.E poi a livello di guida e spunti di riflessione, mi sentirei anche di consigliare, cosa sta facendo GitLab, che è un'altra azienda completamente remote, un handbook, quindi un manuale, è bellissimo perché è totalmente pubblico.Ci sono una marea di informazioni che vanno da la scala, l'engineering ladder, quindi come organizzano i job title, la seniority, la crescita, a come organizzano il recruitment, quindi il processo di selezione.È tutto pubblico ed è fatto molto molto bene da un'azienda che ha fatto del remote anche una chiave del proprio successo.Marco prima di lasciarci ricordiamo i tuoi contatti dove ti possiamo trovare? Mi potete trovare su github, su linkedin, su twitter, non ho facebook quindi non mi potete trovare su facebook ma il mio nick è MarcoRisi87 e se volete mi potete aggiungere su github e twitter lo farò subito.Marco io ripeto ti ringrazio infinitamente è stato un super piacere chiacchierare con te e come dico sempre a tutti i nostri ospiti da questo momento github è anche un po' tuo, un tuo angolo per cui quando è qualcosa di carino che ti fa piacere condividere con noi sappi che i i nostri microfoni sono sempre aperti e anche tu sei diventato diciamo socio di questo circolo bar circolo degli sviluppatori dove ci facciamo ogni tanto una birretta chiacchierando delle cose che ci piacciono grazie mille allora male grazie spero che l'episodio vi sia piaciuto la chiacchierata con marco è stata super interessante così come è stato super interessante affrontare questo problema questo argomento che è sempre di più elemento centrale delle discussioni riguardanti il mondo dello sviluppo.Noi ci diamo appuntamento alla prossima settimana ma non prima di avervi ricordato i nostri contatti.Info@gitbar.it via email oppure @brainrepo su twitter.Il nostro gruppo telegram è sempre aperto quindi se vi fa piacere iscrivetevi e naturalmente se la puntata di oggi vi è piaciuta potete aprire il vostro client di podcast e iscrivervi in modo da rimanere sempre aggiornati sulle nuove puntate che escono settimanalmente quindi la notifica insomma sarà automatica.Se vi è piaciuto davvero tanto, aprite iTunes o l'applicazione podcast di Apple e lasciate una recensione.Questo aiuterà Gitbar a contattare, ad arrivare a nuove orecchie e quindi la community di Gitbar può crescere.Detto questo non vi trattengo ulteriormente, ci sentiamo la prossima settimana.Da Lione è tutto, alla prossima! Ciao! Gitbar, il circolo dei fullstack developer.Una volta a settimana ci troviamo davanti a due birre e con Brain Repo parliamo di linguaggi e tecniche di sviluppo web, di metodologie e di strumenti immancabili nella cassetta degli attrezzi dei fullstack dev.[Musica] [Musica]