Descrizione
Abbiamo invitato il nostro caro amico Edoardo Dusi per una puntata che doveva essere chill e invece si e' trasformata in un dibattito serrato su come la nostra professione sta cambiando sotto i colpi dell'intelligenza artificiale. Parliamo di identita' professionale in crisi, del ruolo dello sviluppatore che passa da artigiano del codice a supervisore di macchine, e dell'impatto che tutto questo ha sulla societa'. Si spazia dalla responsabilita' delle big tech alla concentrazione del potere tecnologico, dalla democratizzazione (vera o presunta) del software fino alla geopolitica dei modelli. Una conversazione senza filtri tra un tech bro entusiasta e un neo-luddista pentito che cercano di capire se siamo di fronte a una rivoluzione o a una bolla, e se il problema sia davvero il software o chi ne possiede i mezzi di produzione.
Takeaway
- Restare aggiornati non e' opzionale: come informatici siamo piu' simili a scienziati che a operai e dobbiamo costantemente studiare le nuove soluzioni per rimanere appetibili sul mercato - chi si ferma e spera che il mondo lo aspetti e' destinato a rimanere indietro
- Da artigiani a supervisori: non siamo piu' quelli che generano artefatti col codice, siamo quelli che supervisionano le macchine che generano gli artefatti - il nostro valore sta nel conoscere le soluzioni e sapere quale applicare
- Il senso critico e' a rischio: un treno tecnologico cosi' veloce puo' offuscare la capacita' di analizzare l'impatto reale sulla societa', portando a una sospensione parziale del giudizio anche in persone abituate a pensare criticamente
- Il problema non e' il software ma chi lo possiede: la concentrazione senza precedenti di potere economico e tecnologico in pochissime aziende e' il vero tema, non la tecnologia in se' che resta agnostica e priva di ideologia
- Non si puo' scindere il tecnico dal cittadino: come professionisti dell'IT abbiamo la responsabilita' di comprendere e comunicare l'impatto sociale delle tecnologie che contribuiamo a costruire e utilizzare
Bold Opinion
- Noi come settore abbiamo venduto per vent'anni l'idea che "il software risolve i problemi" e adesso non possiamo lamentarci se la gente dice "e' colpa del software" - ce la siamo cercata
- La cosiddetta democratizzazione del software e' un'illusione: l'accesso ai modelli e' dato per concessione da poche corporation, non per diritto, e domani quel cordone possono tagliarlo per ragioni geopolitiche
- Puntare il dito contro gli utilizzatori finali e' esattamente la strategia che le big tech vogliono che sposiamo, cosi' guardiamo noi stessi invece di guardare chi possiede i mezzi di produzione
- Il boicottaggio sarebbe efficace in teoria ma e' impossibile in pratica: in una cultura individualista come la nostra abbiamo perso il concetto di azione collettiva e non siamo piu' in grado di organizzarci come comunita'